La riscoperta delle “case a cupola”

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Queste bellezze architettoniche costruite soprattutto all’inizio secolo, possono essere ammirate nella piccola cittadina vesuviana. Gli studiosi non hanno ancora dato una definizione precisa della parola “TERZIGNO”.

Probabilmente, l’etimologia della parola è legata al suo territorio, ove il suffisso “ignis” che significa fuoco, fa sì che sia tradotta in “terra di fuoco”. Terra di fuoco appunto, dà origine a Terzigno, quel piccolo paese formato esclusivamente da contadini, i quali con l’agricoltura e nello specifico con la produzione di vino, erano la meta ideale estiva del popolo romano. I resti, rinvenuti soprattutto in Cava Ranieri, ne sono la certezza della presenza del popolo romano. Terzigno è uno di quei territori non protetti dalle lave del vulcano ed è per questo che l’attività di estrazione della pietra lavica è fiorente.

Terzigno, poi, è stato interessato, durante le eruzioni del vulcano a piogge di ceneri e lapilli e grazie a queste cadute che nacquero e si sviluppò un determinato tipo di architettura, insolita, rispetto a quella del tempo. La particolarità di queste case sono i tetti “a forma di limone” e la motivazione è semplice da trovare. Le ceneri e i lapilli piovevano dal cielo e per non farli accumulare sui tetti, causa crollo, si pensò a questo nuovo disegno architettonico. Questo disegno, ma con forme diverse, è utilizzato oggi per non far accumulare neve sui tetti.  Com’erano strutturate queste abitazioni? Per lo più si componevano di due unità abitative, dove al piano terra vi erano una o due stanze utilizzate dalla famiglia come sala da pranzo o da ricevimento, mentre nella “mansarda” vi era la sola stanza da letto, utilizzata da tutta la famiglia. Il bagno, di solito, lo potevi trovare esterno alla casa, ove vi era anche un pozzo per il recupero delle acque piovane.

Questo sistema architettonico sta scomparendo e con lui va via un pezzo della nostra storia, il cemento selvaggio sta dilagando facendo seppellire, forse per sempre, queste unità abitative, dove i proprietari hanno vissuto e lottato contro la minaccia perenne del vulcano.

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