After Earth: il futuro dell’umanità (ma non della fantascienza), di padre in figlio

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In un indefinito futuro, il pianeta Terra, giunto al collasso dopo innumerevoli catastrofi, è stato abbandonato dagli umani, che, guidati dal corpo speciale dei Ranger, si sono rifugiati su Nova Prime, pianeta simile al nostro. Purtroppo il pianeta è abitato da orribili mostri alieni, che, nonostante siano ciechi, si accorgono delle loro vittime tramite il rilascio di ferormoni, praticamente quando si ha paura. Il generale Cypher Raige, noto per essere il migliore a “spettrare”, cioè a non lasciarsi vincere dalle emozioni, è ormai una sorta di eroe e decide di fare un’ultima missione, portando con sé il figlio minore, Kitai, che sogna di diventare anch’egli ranger e che non ha un buon rapporto col padre, dopo che quest’ultimo lo crede responsabile della morte della sorella, assalita dagli alieni. Nel viaggio qualcosa va storto è finiscono sul piate Terra, ormai abitato da specie totalmente ostili agli umani. Qui, per recuperare un raggio di salvataggio, il piccolo ranger dovrà avventurarsi nella foresta, guidato dal padre. Kitai scoprirà presto come affrontare le sue più nascoste paure.

Passaggi di testimone via fantascienza. Questo sembrerebbe, alla fine, After Earth – Dopo la fine del mondo, nuova pellicola interpretata (a metà) e (cosa che sorprende di più) scritta dal noto attore Will Smith. Dietro la macchina, da presa un altro (ormai ex) enfant prodige hollywoodiano, M. Night Shyamalan, regista (e produttore) altalenante, che, nonostante tutto, cerca ancora di riprendersi dalla batosta di L’ultimo dominatore dell’aria, progettato come primo capitolo di una saga, ma che è stato un vero e proprio flop. Attore e regista decidono, così, di cercare di imprimere una sorta di staffilata diversa alle loro carriere: Smith, che aveva provato a impressionare tutti (riuscendoci poco) con Sette anime e ha fatto man bassa ai botteghini (ma forse non quanto sperato) con l’ennesimo (e divertente) capitolo dedicato ai suoi Man In Black, cerca un terreno fertile per la sua riconferma come attore di “spessore”, cadendo purtroppo nell’impreparazione, nell’interpretazione monotona e, a tratti, insufficiente. Dall’altro lato, il regista, come accennato, deve riprendersi da alcuni progetti andati non molto bene (rispetto ai noti esordi), come il suo già citato ultimo film, ma altre pellicole non riuscitissime, come l’apocalittico E venne il giorno e lo spettrale (ma affascinante) Lady In The Water. Entrambi provano a mettere qualcosa di personale in After Earth: Smith ci mette faccia, produzione (personale e amico, il sempre presente James Lassiter) e figlio, il piccolo Jaden Smith (protagonista vero e proprio della pellicola); mentre Shyamalan, oltre a essere anch’egli produttore, cerca di dare un “suo” tocco a un genere che ha sempre sfiorato più volte, ma mai affrontato in pieno. Il suo stile resta inconfondibile, comunque: è lui a redigere la sceneggiatura (insieme a Gary Whitta), spezzando la narrazione in flashbacks e flashforwards multipli, tra passato, presente e futuro, infilando, appena possibile, una inquadratura che lo contraddistingue (come l’interessante e sorprendente dialogo tra il protagonista e lo spettro della sorella morta).

In totale il film è una macchina spettatoriale perfettamente oliata: action e dramma si uniscono in momenti ottimamente bilanciati,ma che, nonostante la durata non lunghissima, in poco tempo svelano la ripetitività del meccanismo narrativo, permettendoci ben presto di azzardare finali pacificatori. Il tutto è incorniciato dalla fotografia convincente di Peter Suschitzky (a lavoro in moltissime pellicole importanti, ultima, ad esempio, Cosmopolis, di Cronenberg) che deve vedersela con effetti speciali in Computer Graphic da mozzare il fiato, opera di un numeroso gruppo di specialisti e che tolgono qualunque spunto metaforico alla narrazione: il contrasto padre-figlio meritava uno sviluppo più approfondito, evitando di farlo narcotizzare dalla potenza (comunque affascinante) delle immagini digitali. Duole ammetterlo, ma ben presto il piccolo “samurai-spaziale” Kitai perde fascino, incastrato in uno svilupparsi di altalenanti colpi di scena (alcuni non tanto così ben studiati), che ne impediscono (e non solo a lui, ma anche al resto del cast) un preciso percorso psicologico. Colonna sonora di James Newton Howard in perfetta sintonia con la pellicola, mai invadente, tappeto steso alla adrenalinica action o alla drammatica vittoria contro le proprie paure. After Earth risulta così un tentativo fantascientifico riuscito nemmeno a metà: Smith si ricama addosso un personaggio che metaforicamente, con la sua “sconfitta”, cede il proprio posto (nel film da eroe, nella vita reale da attore) al figlio Jaden, come a indicare una strada da percorrere, come a voler andare anch’egli in “pensione anticipata” (come il suo protagonista nel film). Smith certo non si ritirerà presto dalle scene, ma il passaggio di testimone è ormai fatto. After Earth resta comunque un buon prodotto fantascientifico, una riflessione amara sulla Paura, sulle sue connessioni con le nostre scelte più importanti, su come dovremmo cambiare modo di trattare il pianeta Terra (e recentemente ad avvertirci c’era stato già Tom Cruise, con Oblivion). Oltre al passaggio di testimone Smith Padre/Figlio, After Earth è l’ennesimo scivolone (forse soprattutto produttivo) di due “grandi”, ma ormai già attempati, enfant prodige della (nuova) vecchia Hollywood.

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