400 anni di Fiera Vesuviana, intervista al presidente Giugliano

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artigianato del legno negli anni '50-60

La Fiera Vesuviana si appresta a tagliare il traguardo dei quattrocento anni di vita, un evento storico e di grande importanza per il paesino vesuviano. In questi mesi sono molte le persone dello staff organizzativo, associazioni e del comitato fiera che si stanno mobilitando per dare vita a quella kermesse settembrina che difficilmente sarà dimenticata dai visitatori, sia da un punto di vista rurale, e quindi con il richiamo delle tradizioni agricole passate, sia per tutto ciò che riguarda la parte strutturale con un programma memorabile all’insegna della cultura, coinvolgendo gli studenti di ogni ordine e grado presenti nell’area vesuviana. La fiera è si un’ istituzione in cui confluiscono arte, cultura, attualità, storia, economia e sviluppo ma essa è molto ancora di più: abbiamo intercettato il prof. Aniello Giugliano presidente del comitato fiera.

Presidente da quanti anni si interessa  della Fiera Vesuviana?

Come tutti i Sangennaresi ho anch’io la Fiera nel mio DNA. Inoltre, essendo figlio di commerciante, ho dato sempre grande valore alla cultura dello scambio sia in campo spirituale- letterario- etico oltre che negli aspetti della cultura materiale che sono la ricchezza del territorio. Ricordo che da ragazzo insieme coi miei amici ci inorgoglivamo in attesa dei giorni della Fiera che a quei tempi si svolgeva nei canonici tre giorni dal 17 al 19 settembre durante i quali folle sterminate, col caratteristico “votta-votta”, si riversavano nella piazza sede storica della fiera; a cui si aggiungeva il quarto giorno “fera de’ paesani”, con prezzi a buon mercato per i consumatori  locali. San Gennaro saliva così ai vertici della ribalta dell’area vesuviana divenendo momento d’incontro tra la memoria del passato e il futuro da costruire. Poi l’ammodernamento dell’attrezzatura agricola, la fine del mondo equestre, ridussero il valore dell’evento ad un piccolo luogo di scambio da suscitare lo sconforto per una grandezza che andava scomparendo sempre più, mentre il popolo, la civica amministrazione non sapevano a quale autorità rivolgersi.

E che cosa segnò la svolta?

«Nel 1970 andai ad insegnare in Sardegna e nella strada principale di Oristano, in un negozio di stoffe della ditta Cepparulo, incontrai una persona speciale che era originaria di San Gennarello, che alla fine risultò essere una parente di mia madre. Mi disse due parole: “A San Gennaro avevate la cosa più grande di tutta la Campania: la Fiera. La state facendo morire e non fate niente! Tutti siamo legati a quell’evento. Quando tornerai  non ti scordare ciò che ti ho detto!” Dopo diversi anni feci ritorno nella nostra terra; dove si erano verificati altri fenomeni raccapriccianti. Fu eletto sindaco il Prof. Nando Ferraro con una giunta composta da persone di valore, col segretario Angelantonio Castaldo ed il Comune di San Gennaro aveva ampia disponibilità finanziaria perché la crisi politica precedente  aveva bloccato ogni spesa di investimento. Era assessore al commercio ed all’industria il combattivo Tonino Esposito al quale rappresentai il bisogno di far qualcosa per la Fiera. Ci mettemmo a lavorare insieme di buona lena e così organizzammo la prima fiera organizzata. Mentre prima tutto si svolgeva automaticamente, ora tutto doveva esser organizzato. Ci rendemmo subito conto che gli espositori chiedevano sicurezza che non poteva essere garantita nella pubblica piazza e provammo a fare l’esperimento di dividere la fiera in due settori: quello in piazza e quello presso l’Istituto Agrario. L’operazione ebbe un successo enorme; trait d’union fu un trenino che spostava i visitatori tra i due settori espositivi. A conclusione della prima manifestazione organizzata, si decise che l’anno seguente la fiera si sarebbe svolta tutta nell’Azienda dell’Istituto Agrario: correva l’anno 1988. Nel 1989 Esposito non si candidò e tutta l’organizzazione e la responsabilità della delocalizzazione cadde sulle mie spalle. Poi le edizioni del 1990 e del 1991 stabilizzarono il nuovo indirizzo culturale e organizzativo della Fiera».

Come fu determinato l’attuale organizzazione del Comitato?

«L’assetto del Comitato fu determinato da una Deliberazione del Consiglio Comunale del 1999 con la quale fu stabilito che doveva nascere un Comitato Organizzativo per la Fiera Vesuviana composta da membri politici esperti e associazioni. Il Presidente dell’Epoca Dott. Raffaele Giugliano in apposita relazione puntualizzò che il patrimonio della Fiera doveva rimanere pubblico e che il Comitato senza scopo di lucro avesse il compito di gestire l’evento in nome e per conto del Comune. Poi la Commissione Straordinaria nell’anno 2003 stabilì che il Comitato dovesse erre costituito solo dagli esperti indicati nella delibera del 1999 e dalle Associazioni escludendo tutti i politici dalla gestione della Fiera Vesuviana».

Quali sono le prospettive di assetto organizzativo?

«La Fiera deve diventare Fiera di tutto il Territorio, in seguito alla sottoscrizione del Protocollo d’intesa tra i 23 sindaci dei comuni del comprensorio. Il Comitato e la Civica Amministrazione, piuttosto che costituire un organismo burocratico di nomina verticistica, hanno inteso integrare nella attività della Manifestazione fieristica tutte le realtà emergenti del territorio, includendo nell’organizzazione quei soggetti che dimostrassero di avere competenze disponibilità ad interagire, escludendo qualsiasi scopo di lucro alla luce della deliberazione  istitutiva del Comitato. Oggi infatti tante personalità di spicco e altamente competenti, in spirito di servizio offrono il loro apporto alla manifestazione. Intendiamo continuare su questa strada fiduciosi di mietere grandi successi per la Fiera Vesuviana alla sua 400° edizione».

FOTO: Immagine storica della Fiera. Artigianato del legno negli anni ’50-’60


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