Stalking o “sindrome del molestatore assillante”: fenomeno sommerso ed oscuro

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E tutto può iniziare con tanti segni di affetto ed attenzioni, presenza costante, “visite a sorpresa”, invio di fiori o regali, continue telefonate ed sms che con il tempo assumono forme non più gradite perché eccessive ed assillanti fino a trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione che limitano la libertà e violano la privacy della persona, giungendo perfino a forme gravi di maltrattamento psicologico e fisico creando così un notevole disagio in tutte le aree della vita e uno stato di allarme e spavento. La persona che assume i connotati di un “molestatore assillante” può essere il partner o una persona conosciuta per caso o nel luogo di lavoro.

Alcuni studi compiuti su questo fenomeno (Mullen P. E. & al., 2000) hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking.

La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, allo scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio, rancore o vendetta attraverso strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales.

Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito o da comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, o mediante comportamenti di confronto diretto, quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni. Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie in forme miste in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di azioni.

L’aspetto chiave di tali azioni è la reiterazione, l’insistenza e l’intrusività rendendo progressivamente la vita sociale, professionale e affettiva costellata di preoccupazioni e tensione emotiva per paura di più forti ritorsioni, atteggiamenti violenti, aggressioni verbali, pedinamenti e minacce: una forma di terrore psicologico e di impotenza per una situazione percepita incontrollabile e senza una fine: un “dramma esistenziale”.

Molte persone che subiscono tali molestie sono, in genere, donne di un’età più frequentemente compresa tra i 18 e i 24 anni, ma comportamenti fastidiosi legati alla rabbia o alla paura di perdere una relazione affettiva che nasce dall’essere respinti, sono rivolti più a donne tra i 35 e i 44 anni.

La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, paura del mondo esterno, tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza, per il benessere psicologico di lei e dei suoi familiari, ma anche flashback, pensieri e/o ricordi intrusivi che ripropongono gli eventi di minaccia subiti andando a comporre un quadro di Disturbo Post Traumatico da Stress.

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