SS 268, la strage infinita. Angela non ce l’ha fatta, cancellata la famiglia Monda

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Tocca ripetersi su quella trappola d’asfalto che è la strada statale 268 “del Vesuvio”. Salvatore Monda, 41 anni, sua moglie, Annamaria Sorrentino, 38 anni, i due figli Gaetano e Vittoria, rispettivamente di 12 e 16 anni ed ora Angela, la primogenita 17enne che si è spenta stamattina dopo essere stata ricoverata in gravi condizioni al Policlinico di Napoli, sono le ennesime vittime innocenti di quel percorso di guerra lungo poco più di 27 chilometri che corre tra Angri e Cercola. Facile prevedere, purtroppo, che non saranno neppure le ultime.
Cosa succederà adesso? Piangeremo la triste sorte di questa famiglia, il loro addio ci strazierà il cuore, ringrazieremo Dio perché, fortunatamente, non è successo a noi o a qualcuno che conosciamo. Nei prossimi giorni ascolteremo le classiche, scontate promesse di intransigenza contro i troppi che scherzano con la sicurezza, qualcuno scoprirà che c’è bisogno di misure immediate per prevenire stragi future. E non succederà nulla, così come nulla è successo per tutti quelli che negli anni hanno perso la vita sulla “strada della morte”. È un’indignazione a tempo: il tempo di leggere quest’ articolo, il tempo di rilasciare un’intervista, il tempo di proclamare il proprio impegno, il tempo di fare due chiacchiere al bar. Fra un mese chi avrà più tempo per pensare a questa famiglia cancellata? Salvatore, Annamaria, Angela, Gaetano e Vittoria. Tra un mese avremo dimenticato i loro nomi e saranno soltanto una triste statistica, un altro numero in quest’assurdo elenco di caduti, e saremo già pronti ad accogliere il prossimo, nella speranza che non tocchi a noi o ad un nostro caro.
Solo tre mesi fa sulla stessa strada, a dieci chilometri di distanza, perdevano la vita Salvatore Di Palma, Aldo Busiello, Giovanni Cautiero ed Enrico Ciniglio. A seguito di questa tragedia un tratto della statale è restato chiuso oltre due mesi, per effettuare i rilievi di rito e per consentire lavori che hanno migliorato il manto stradale e la segnaletica orizzontale, misure comunque insufficienti per interrompere questa impressionante sequela di incidenti mortali. Intanto il tempo è passato, e le richieste delle amministrazioni comunali hanno poco a poco perso voce, mollato la presa riguardo un problema su cui, anche se non c’è diretta competenza e responsabilità dei Comuni, è necessario tenere alta l’attenzione.
Servono tutor per il controllo della velocità, serve un allargamento della carreggiata che dia realmente la possibilità di tenere il doppio senso di marcia, servono vie di fuga adeguate. Invece in alcuni tratti la segnaletica orizzontale è al dir poco indecifrabile, il manto stradale dissestato, l’illuminazione inesistente, lo sversamento abusivo dei rifiuti abbondante.
Allo stato attuale delle cose suona quantomeno grottesca l’ipotesi della Protezione Civile di servirsi di questa stessa strada infernale come principale via di fuga per la popolazione in caso di eruzione del Vesuvio. Possibilità peraltro smentita persino da Wikipedia, secondo cui la statale, «date le caratteristiche strutturali, è poco probabile che possa realmente realizzare questa esigenza».


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