Shopping: voglio tutto!

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Non riesci a resistere ad un paio di scarpe viste e vuoi assolutamente comprarle anche se il tuo armadio è strapieno? Usi la carta di credito con grande facilità e non riesci a rinunciare ai vestiti che ti chiamano dalle vetrine? Attenzione agli acquisti inutili e non indispensabili, a non superare il confine tra acquisto normale e patologia dell’acquisto.

Nella nostra società del consumismo ormai risulta diffusa la tendenza a comportamenti d’acquisto eccessivi che vengono percepiti come “scacciapensieri”, un modo per scaricare la tensione di una giornata difficile o addirittura si arriva sempre più a convincersi che il possesso di un prodotto sia sinonimo di benessere interno ed esterno e dunque capace di costruire la propria felicità.

Lo shopping compulsivo viene definita da alcuni studiosi una “dipendenza senza droga”, il risultato dell’incontro ed intreccio tra una manifestazione del disagio individuale e uno stile di vita proposto, alimentato ed esaltato a livello sociale, in una società in cui si fa sempre maggiore spazio all’acquisto del superfluo. Alcune volte, a partire da fattori esterni, come i messaggi pubblicitari, le persone frequentate o i modelli sociali, si generano particolari credenze che si tramutano in convinzioni surreali circa la positività e i vantaggi legati all’acquisto di un prodotto, fino a pensare che esso sia capace di compensare o persino risolvere i propri disagi interni. Circa l’8% della popolazione italiana soffrirebbe della sindrome da shopping e il 90% è costituito da donne! Le quattro principali spese compulsive riguardano gli abiti, le scarpe, i gioielli e i prodotti di bellezza.

Sorge improvvisamente un impulso irresistibile, un’ossessione da acquisti, pensieri ripetitivi e incontrollabili su oggetti spesso inutili ma sui quali si ha la sensazione che possano essere un buon affare o che se non lo si acquista ci si potrebbe pentire, spese che vengono effettuate anche se superano le proprie capacità finanziarie. Inizialmente non si percepisce come un problema perché viene vissuto come una fonte di gratificazione personale contro il senso di vuoto, le ansie di alcuni momenti della vita e si attribuisce ai prodotti acquistati delle virtù incredibili e simboliche (il rossetto che rende sexy, l’abito che rende magre…). Ma il momento d’esaltazione è seguito dalla delusione. Riprende la ricerca sfrenata dell’oggetto salvifico e inizia un circolo vizioso. Le conseguenze possono essere molto gravi, si va dai problemi di tipo finanziario come indebitamento eccessivo, prestiti fino ad una grande sofferenza psicologica, isolamento, sensi di colpa, depressione.

Essendo lo shopping compulsivo un modo per sopperire alla mancanza di autostima della persona, l’intervento terapeutico ricerca i motivi che stanno alla base della svalutazione di sé, vengono costruite delle strategie, che mirano ad aggirare l’ostacolo, cioè a trovare dei modi per togliere al sintomo la sua forza coercitiva e così auto restituirsi la libertà persa.

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