Dirsi addio… Che fatica!

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Le separazioni e i distacchi a volte sono violenti, altre volte pacifici, ma sono in ogni caso particolarmente difficili da accettare e da superare. Nonostante ciò, questi eventi sono inevitabili nella nostra vita e dobbiamo essere in grado di affrontarli.

Cattivi pensieri che risuonano su un eco di parole mai dette, di cose mai fatte, di accuse e rimproveri, di imperdonabili sbagli, di rimpianti e di rimorsi.

La rabbia che accompagna la fine di una relazione ci divora, ci sentiamo falliti, vediamo bruciare con ardore le nostre aspettative, i nostri progetti di vita. La delusione e il senso di colpa che spesso ci portiamo dentro alimenta un’incontrollabile rimugino che sembra non darci mai tregua. Ma ciò che si nasconde dietro la perdita del proprio “oggetto d’amore” è la paura della solitudine.

La separazione è una delle prime esperienze della vita umana, poiché è legata al distacco del feto dal corpo della madre. Da quel monento in poi, il percorso di crescita di ogni persona è un lungo cammino che ha come obiettivo finale la piena realizzazione della persona. Tale realizzazione si raggiunge solo con la piena autonomia cioè con la capacità di fare le proprie scelte in maniera libera e consapevole.

Per fare ciò occorre essere educati a farlo. Come si può educare all’autonomia? Semplicemente non sostituendosi al soggetto in crescita e non aspettandosi dallo stesso che ricalchi un percorso già tracciato da noi.

Il più delle volte, questi processi sono inconsapevoli sia a livello di chi li mette in atto sia di chi li vive o li subisce.

In termini molto semplici: un amore morboso (da parte della madre ma non solo) che tende a fagocitare la vita e i sentimenti dei figli non vengono mai messi in atto in maniera conscia ed egoistica ma rappresentano un modo di amare. Sicuramente sbagliato ma pur sempre un modo di amare che spesso riflette l’incapacità di aver tagliato i “propri cordoni ombelicali”.

Infatti chi non è riuscito a realizzarsi sacrificando la propria vita per i genitori o per altri, si aspetterà a sua volta che i figli (o anche un ipotetico compagno di vita) nutrano un amore così incondizionato da mettere da parte qualsiasi altra cosa in nome di questo rapporto speciale e simbiotico.

Ma perché alcune persone hanno molta difficoltà a superare una separazione, una perdita, o un distacco, mentre altre riescono ad accettare e ad affrontare questi eventi con più facilità?

La risposta va ricercata nel tipo di attaccamento che questi individui hanno instaurato con la figura materna (o di riferimento) durante l’infanzia. L’attaccamento rappresenta l’insieme di comportamenti, pensieri, emozioni orientate alla ricerca della vicinanza, del conforto e della protezione da parte di una figura privilegiata e rappresenta una funzione cruciale nella costruzione dell’identità personale.

Gli schemi interiorizzati dal bambino piccolissimo agiscono inconsapevolmente nell’età adulta e creano le aspettative sul soddisfacimento del proprio bisogno di protezione, vicinanza, affetto.

Gli individui che hanno sviluppato un attaccamento di tipo sicuro, che hanno quindi vissuto esperienze di conforto, protezione, empatia, sono in grado di affrontare una separazione e di gestire le proprie emozioni. Il distacco non viene visto come una minaccia al proprio sé, ma come un’esperienza ineluttabile.

Al contrario, le persone che hanno interiorizzato uno stile di attaccamento insicuro, evitante o disorganizzato, sviluppano una forte ansia durante la separazione, poiché hanno bisogno del patner per mantenere la propria identità stabile e per regolare le proprie emozioni.

Essi vivono la separazione come un abbandono, non solo come perdita dell’altro ma anche come perdita di sé. Il distacco quindi, dove non c’è stata un’esperienza di attaccamento sicuro, può creare dei disagi psichici come la depressione, le fobie, gli attacchi di panico fino ai casi più estremi che conducono ai delitti passionali.

Eppure le separazioni rappresentano un momento particolare per accrescere noi stessi, per creare una nuova immagine, un nuovo spazio dentro di noi. Un valido aiuto nel superare questa fase di transizione consiste nel trovare nuovi stimoli, nel dirigere tutte le energie verso un nuovo obiettivo e nel circondarsi di persone positive.

E’ necessario ricostruire la fiducia in se stessi e nei legami e solo la consapevolezza di sé come essere umano in continuo divenire può portare ad accettare il distacco e a guardare il futuro.

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