Ahmad Alaa Eddin, i segreti e la vita di un grande artista siriano

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Ahmad Alaa Eddin, artista e grande conoscitore della cultura mondiale, amante della pittura astratta e dell’importanza dell’armonia dei colori. Colpisce a prima vista la sua ricca biografia, gremita di innumerevoli viaggi interculturali nel campo dell’arte in vari paesi del mondo con etnie e tradizioni diverse tra loro che hanno forgiato in Ahmad un bagaglio di esperienza invidiabile. Ahmad Alaa Eddin è nato in Siria nel 1954, ha compiuto gli studi artistici a Damasco specializzandosi in arte della calligrafia araba. Ha esposto in Siria, Libano, Giordania, Grecia, Francia e Germania; inoltre è socio ordinario della promotrice delle belle arti di Torino. Dal 1986 vive e lavora in Italia e risiede a San Gennaro Vesuviano. Ha realizzato numerose copertine di libri, riviste e manifesti d’arte. Ha collaborato con diverse istituzioni scolastiche nell’espletamento di progetti come esperto esterno. Nel 1989 ha ricevuto un attestato di amicizia dall’Unicef. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private e, dal 2004, sono in esposizione permanente nella GAM-Galleria d’arte contemporanea Eclatas d’art di Nimes (Francia). Nel 2008 una sua tela è entrata nella collezione Sarkozy- Bruni, in occasione delle celebri nozze tra l’ex presidente della repubblica francese e la nota modella italiana. Tra le più recenti mostre vanno segnalate due personali, una nel 2007 presso il museo civico di palazzo Piella a Castelfranco Emilia (MO), l’altra del 2008 presso il maschio angioino di Napoli. Va segnalata inoltre l’importante collettiva “Il giallo di Napoli”, iniziata nel 2008 e chiusasi nel 2009 presso Castel dell’Ovo di Napoli. Altre importanti esposizioni ricordiamo: Incontri Mediterranei (2010) a Messina, Segno e Colore, Il Cassero, Castel San Pietro Terme a Bologna. E’ stato recensito su numerose riviste d’arte contemporanea e diversi volumi di arte. Abbiamo avuto modo di incontrare l’artista presso il suo studio d’arte Ermes in via Cozzolino a San Gennaro Vesuviano. Nel corso della piacevole chiacchierata si è spaziato su svariati e intriganti argomenti di arte e cultura che ci hanno permesso di addentrarci in un mondo dalle innumerevoli sfaccettature, rispetto a quei principi  superficiali e limitati che spesse volte la comunità sottovaluta o dimentica quasi totalmente senza rendersi conto del meraviglioso patrimonio artistico- culturale di cui siamo circondati in questa straordinaria terra. “Ultimamente ho visto che la cultura in generale, in Italia, ha subito forti regressi dovuti soprattutto alla mancanza di veri investimenti nel campo dell’arte. Mia filosofia di vita è quella di tenere costantemente viva la passione e l’amore per l’arte cercando in ogni di modo di diffonderla al prossimo con tutti i mezzi cui dispongo, prima fra tutti la grande esperienza che ho accumulato nel corso di tutti questi anni in questo campo”. Parole forti quelle di Ahmad Alaa Eddin, a metà strada tra uno sfogo personale e una voglia irrefrenabile di avvicinare la collettività ad un mondo di cui non si ignora totalmente l’esistenza ma ancora inesplorato nei suoi punti cardini.

Buongiorno signor Ahmad, innanzitutto la ringraziamo per il tempo che gentilmente ci concede, vogliamo iniziare questa intervista chiedendole le proprie origini e le tappe che hanno portato la vostra persona a diventare l’artista di oggi.

«Da come già potete sapere sono nato in Siria e ho trascorso la mia infanzia e adolescenza nella mia terra d’origine. La mia passione per l’arte inizia intorno all’età di otto anni grazie soprattutto ad una mia maestra che mi ha praticamente cullato e seguito come una mamma fa con un figlio. Ho continuato gli studi artistici a Damasco fino all’età di diciotto anni e poi comincio il mio lavoro viaggiando in ogni angolo del mondo».

Viene da chiederle, viaggiando così tanto come è riuscito a incamerare le diverse culture e farle sfociare nel suo lavoro?

«Ogni volta che mi sono ritrovato in un nuovo paese, grazie alla mia arte, alla mia filosofia di vita ho potuto considerare quel posto come mio paese perché mi sentivo e mi sento tutt’ora un cittadino del mondo»

Fino a quando ha trascorso la sua vita in Siria?

«Come detto in precedenza ho iniziato i miei viaggi subito dopo la fine degli studi artistici, viaggi con permanenze molto ridotte a causa della mia non ancora capacità di vivere autonomamente vista la giovane età e per la conseguente disponibilità economica. All’età di 25 anni inizio a viaggiare in Europa fino a quel momento conosciuta geograficamente e culturalmente attraverso lo studio dei testi che ci venivano forniti tra i banchi scolastici del mio paese d’origine. Cosa importante è quella di aver già conosciuto in giovanissima età i grandi artisti europei e mondiali che non sto qui ad elencare perché indelebili nella storia dell’arte. Entrato in contatto fisicamente con la cultura europea mi si è aperto un mondo nuovo, una nuova concezione di vivere e pensare che ha arricchito ulteriormente il mio bagaglio culturale».

Una volta arrivato nel vecchio continente cosa è cambiato nella sua vita, oltre al fatto di aver conosciuto e sposato una cittadina sangennarese?

«In Europa sono stato per la prima volta a Parigi, in Germania e in Italia nel 1986. Entrato in contatto con una nuova realtà mi sono dato fin da subito poche e ben precise regole da rispettare perché per me era sempre il paese ospitante, quindi rispetto per usi, culture, religioni e filosofie di vita. Ho conosciuto la mia attuale moglie (signora Elvira ndr), a Torino durante una mia mostra. L’ esposizione delle mie opere si teneva proprio nelle immediate vicinanze della sua abitazione; la prima volta è venuta con dei suoi amici acquistando anche una mia piccola realizzazione. Nei giorno avvenire è ritornata per dei consigli riguardanti suoi lavori di pittura, devo ammettere che è bravissima, e da quel momento in poi il rapporto si è evoluto man mano attraverso anche delle mostre che lei stessa mi ha organizzato fra Torino ed Ivrea».

Da quando si è trasferito stabilmente a San Gennaro Vesuviano?

«E’ dal 1992, anno del nostro matrimonio celebrato nel santuario di Liveri una bellissima struttura dove ho conosciuto un frate francescano con cui ho instaurato un rapporto meraviglioso, che risiedo a San Gennaro Vesuviano».

Dopo aver discusso in modo generale sulla propria vita e sulle esperienze personali vissute, sorseggiando un ottimo caffè siriano aromatizzato al cardamomo preparato gentilmente dalla moglie, abbiamo spostato l’argomento sulla parte tecnica del suo lavoro.

Ci racconti cosa rappresenta nell’essenza la sua arte?

«Gli esordi mi portano a compiere opere di arte figurativa. Con il passare del tempo passo al figurativo geometrico e al figurativo moderno e infine all’astratto completo. Nelle mie opere dei periodi più recenti si può evidenziare la presenza di un astratto come tema principale ma con elementi figurativi come cavalli, biciclette tanto per fare un esempio. Questa mia lenta e continua trasformazione dall’astratto completo all’astratto figurativo è derivato dal fondersi di due civiltà e culture straordinarie come quella araba-siriana e quella occidentale. Da questa fusione è nata una lega preziosissima, un vero e proprio tesoro, un risultato meraviglioso che ha contribuito a perfezionare e arricchire di significato le mie opere attuando come sempre ciò che io definisco il gioco dei colori e di spazio, accattivando colui che guarda».

Da grande esperto in materia, qual è secondo lei attualmente lo stato della cultura e dell’arte nel nostro paese, in Italia?

«L’Italia e non lo scopriamo oggi, storicamente è un paese potentissimo di cultura, ricco di storia e tradizioni tra i più importanti al mondo. Oggi la cultura italiana è stata un po’ abbandonata, non dico che non c’è, ma è stata molto trascurata preferendo altri campi. Definisco l’Italia come una grande famiglia formata da politica, economia, paesaggi e cultura la quale proprio quest’ultima purtroppo con grande dispiacere mi sembra un po’ accantonata a se stessa nonostante che dalle alpi fino in Sicilia possiede bellezze naturali invidiabili in tutto il mondo. Per non parlare dell’archeologia, abbiamo tesori unici al mondo che vengono messi nel dimenticatoio».

Cosa si potrebbe fare secondo lei per poter sfruttare al massimo  questo nostro patrimonio?

«Vi porto un semplice esempio che io stesso reputo paradossale. Presso la National Gallery di Londra, museo del settore archeologico molto rinomato nella  capitale anglosassone, è stata inaugurato un intero settore di mostra di reperti di Ercolano e Pompei. Questa mostra prima di essere inaugurata aveva già raggiunto le cinquecentomila prenotazioni. Considerando che la mostra resterà aperta per un anno i calcoli degli introiti in denaro mi fanno rabbrividire, visto che si parla di milioni di euro. Questo fa male, non voglio dire che noi non abbiamo potenzialità ma praticamente vengono ignorate».

Ritornando alle sue mostre in Italia e più nello specifico a San Gennaro Vesuviano che ricordi ha di quelle esperienze?

«La mia prima mostra a San Gennaro Vesuviano si è tenuta nel 1989 presso il convento francescano dei frati minori, fu un successo durante tutta la durata di nove giorni. Successivamente dal 94 al 96 ho organizzato delle mostre internazionali nella fiera vesuviana dove hanno preso parte artisti di livello internazionale uno dei quali, egiziano, ha ricevuto nello stesso anno un importante riconoscimento alla biennale di Venezia. Feci una raccolta mia personale di scorci di San Gennaro Vesuviano come ad esempio porte, antichi portoni, case messi in mostra nella sala consiliare del comune e la maggior parte di questi acquistati da persone non appartenenti alla comunità sangennarese. Infine negli ultimi anni sono stato chiamato dall’ente fiera per la realizzazione del manifesto, principale icona del tradizionale evento dove ho raffigurato edifici storici come il campanile, il convento ma anche oggetti e animali simbolo della storia fieristica come la scala e il cavallo che richiamano l’agricoltura e l’artigianato».

Com’è la situazione della cultura a San Gennaro Vesuviano?

«Io vivo molto bene a San Gennaro Vesuviano, amo questo territorio perché mia moglie e i miei figli sono nati qua e lotto quotidianamente nel mio piccolo per far avvicinare quante più persone possibile a questo contesto. Dico ciò perché nel corso degli anni ho notato che l’interesse verso questo campo è andato sempre sminuendosi e posso affermare che senza cultura un paese va man mano spegnendosi. Il paese ha bisogno assolutamente di eventi culturali, di qualcosa di particolare, di qualcosa di diverso. Anche io sono sangennarese e dobbiamo tutti insieme risollevare questa situazione, vi ripeto da parte mia mi sento ancora di dare un contributo importante come ho sempre fatto. Quando si deve lavorare per il bene del paese, si lavora e basta!».

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