Tanta FAME d’amore: i disturbi del comportamento alimentare (parte I)

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Il termine “disturbi del comportamento alimentare” viene utilizzato per definire delle condizioni cliniche, di cui anoressia e bulimia nervosa le manifestazioni più note e frequenti, sono diventati nell’ultimo ventennio una vera e propria emergenza di salute mentale per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e sulla vita di adolescenti e giovani adulti.

In Italia più di 3 milioni di persone ne soffrono, anche se il numero è in costante aumento. Nell’ 85% dei casi si tratta di donne adulte, adolescenti e bambine. Negli ultimi anni il fenomeno riguarda anche gli uomini. I disordini alimentari sono disagi psicologi profondi, il risultato di un’interazione di molteplici fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici che si caratterizzano per una ossessiva sopravvalutazione dell’importanza della propria forma fisica, del proprio peso con la forte tendenza a stabilire un controllo su di esso.  Sono variegati e delicati i motivi che portano la persona a sviluppare tale disagio esistenziale, un modo di comunicare sofferenze e paure.

Oltre ad una componente di familiarità (studi transgenerazionali e sui gemelli hanno dimostrato che tali problematiche alimentari si manifestano con più probabilità tra i parenti di una persona già malata, soprattutto se si tratta della madre), è spesso incisiva sull’evoluzione del problema, l’influenza negativa di componenti familiari e sociali, di cui spesso si percepisce la non accettazione, la sensazione di essere sottoposti ad un eccesso di pressioni e di aspettative troppo elevate, o al contrario ci si sente fortemente trascurati dai propri genitori, il sentirsi oggetto di derisione per la propria forma fisica o di non poter raggiungere i risultati desiderati o il proprio ideale di perfezione rispetto agli altri per problemi di peso ed apparenza.

L’anoressia e la bulimia possono essere anche la manifestazione di un disagio ancora più nascosto come ad esempio essere stata vittima di violenze sessuali e/o spettatore o protagonista di drammi familiari. E così il cibo diventa l’anestetico che permette di non sentire la sofferenza, un’auto-cura per non pensare, ma per “riempirsi dentro d’affetto” e riempire il vuoto creato.

Attraverso il rapporto con il cibo – negato, cercato e rifiutato, o ingerito in quantità smisurata – viene espresso in modi diversi uno stesso bisogno: una disperata fame d’amore.

Uno dei fattori chiave nello sviluppo di anoressia e bulimia è il ruolo del contesto culturale e sociale; infatti diverse ricerche hanno dimostrato che da sempre le persone, specialmente le donne, hanno cercato di adattare il corpo ai canoni di bellezza del proprio tempo. La cultura, infatti, ha sempre proposto agli individui standard, specifici per ciascun sesso, per quanto riguarda attrazione, peso e forma fisica. E tali standard vengono interiorizzati e utilizzati come parametro fondamentale per valutare il proprio valore personale e il proprio livello di adeguatezza fisica e sociale, che con il tempo possono influenzare la rappresentazione del corpo del soggetto e i suoi comportamenti alimentari. L’insoddisfazione per il corpo e il suo peso e la paura d’ingrassare cominciano presto, verso gli otto anni, come verificato anche in Italia in una indagine condotta nelle scuole.

In seguito, gli incontri della vita, il gruppo dei coetanei, le prime esperienze sentimentali e sessuali, la cultura nella quale si cresce, con i suoi modelli ideali e i suoi stereotipi, gli stili educativi genitoriali concorreranno a modulare l’immagine mentale del corpo e la soddisfazione-insoddisfazione per il proprio aspetto.

Bulimia-niña


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