Roberto Mazzarella ed il suo “fare comunità”

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Un simpatico accento siculo e quella capacità innata di testimoniare, sono di certo fattori positivi in un giornalista ma in questo caso rappresentano molto altro, qualcosa di più profondo. Prima del suo intervento, ho la fortuna di stringergli la mano e presentarmi. Gli parlo della mia passione e lui si augura che un giorno, magari scrivendo un libro come ha fatto lui, io riesca a diffondere il suo stesso messaggio. Roberto Mazzarella si presenta alla platea anastasiana, in un incontro messo a punto dall’organizzazione Lucincittà non nuova ad eventi simili tanto interessanti quanto culturalmente apprezzabilissimi, con due premesse: precisà che non sarà un moralizzatore, e che non vuole né gli piace essere una “Madonna pellegrina”, che di tappa in tappa, guadagna parole di ossequio e di pregio.

Parla del suo passato con una disinvoltura degna di ammirazione: con semplicità e nudezza racconta del suo rapporto con l’amico triestino, che gli consigliò, parlando di mafia, di non limitarsi a fotografare la “ferita” ma entrare nella sua piaga, per scandagliarla e conoscerla meglio; con simpatia ed umiltà invece spiega la ramanzina che gli toccò subire da una mamma di un’alunno in una scuola del quartiere Zen di Palermo, nel mentre si accingeva a parlare di mafia nella settimana del ricordo di Giovanni Falcone.

“L’uomo d’onore non paga il pizzo” è il titolo del suo libro, presentato nell’Aula Consiliare di Palazzo Siano venerdì sera. Esordisce premettendo un certo disinteresse per l’essenza e le caratteristiche del femonemo mafioso, sia sotto il punto di vista storiografico che prettamente cronicistico, ma tende a precisare che “nemmeno un caffè va preso con chi rappresenta l’illegalità”. S’evince, qundi, subito un messaggio nuovo che, scevro di pedanti e usuali moralismi, va subito al sodo e denuncia quello che MazzarellaAbeteCantonespesse volte viene invece celato: la mafia nel contesto della comunità, la sua negatività nel mondo sociale.

“Iniziando a togliere da noi stessi le piccole e grandi illegalità, parlandone in famiglia, col supporto della famiglia e della comunità, si possono conquistare i cuori ai valori della famiglia, dell’onore, della dignità, della legalità e diffondere una mentalità nuova” questo è quello che dice Mazzarella. Sarà soddisfatto del suo messaggio e della sua azione, quando mattone per mattone, avrà edificato la casa della comunità, quella che, unita nell’interesse e nella mentalità, si eprime nell’azione antimafia.