Ancora un popolo meticcio…

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La ricerca delle modalità di formazione etnica o culturale di un popolo è sempre questione complessa e, bisogna precisare per onestà intellettuale, spesso presenta i caratteri di un’astrazione teorica, visto le difficoltà nel rintracciarne il percorso formativo sul campo.  Ma per quanto riguarda l’origine del popolo Etrusco essa prende le caratteristiche di una sorta di dibattito sospeso fra lontano passato e presente, senza che ancora nessuno sia riuscito ancora a prevalere incontrovertibilmente sugli altri. L’origine dei Rasna o Rasenna, come si definivano loro stessi, è sempre stata una questione discussa fin dall’antichità, che ha appassionato e impegnato numerosi e diversi autori.

Infatti le fonti antiche che ci danno loro notizie fanno capo essenzialmente a testi di autori greci e romani, quindi fonti non neutre e certamente non scevre da giudizi di valore anche severi nei confronti di un’ethnos con una cultura, una religiosità, degli usi e dei costumi molto diversi dai loro.

Erodoto[1] riferiva di una migrazione di popoli venuti dall’Oriente, dalla Lidia[2] precisamente, per una carestia dopo la guerra di Troia. Sarebbero stati guidati da un grande condottiero, Tirreno, dal quale si sarebbero poi denominati “Tirreni”. Ellanico di Lesbo[3] e Anticlide[4] sostennero che gli Etruschi sarebbero i mitici Pelasgi, originari della Grecia settentrionale, ovvero il Peloponneso.

Dionigi di Alicarnasso[5] ipotizzò  l’origine locale di questo popolo, dedicando ben 5 capitoli del I libro della sua monumentale opera alla confutazione di opinioni diverse. Livio, invece, in un passo controverso, ne adombrò la provenienza settentrionale.

Tutto questo mentre ancora oggi la moderna ricerca archeologica va delineando l’origine di questo popolo, interfacciando gli autori classici con i dati provenienti dai numerosi, differenti e anche lontani fra loro, contesti di scavo.

Le evidenze archeologiche oggi mettono in collegamento l’identità storica degli Etruschi con la facies attualmente definita Villanoviana[6]. Non solo. Con la cultura definita nel 1937 da Patroni Protovillanoviana, del Bronzo finale, la facies Villanoviana ha indubbie affinità, “…tanto sul piano del rito funebre incinerazione  che su quello delle forme e dei motivi decorativi degli oggetti di corredo tombale” (Filippo Delpino), ciò rivela un profondo nesso fra le due facies archeologiche, anche se esistono sensibili differenze. Del resto anche il villanoviano dell’Etruria presenta parziali diversificazioni, sintomatico del “cantonalismo culturale” tipico della civiltà etrusca, in rapporto al variare delle concrete situazioni economiche e sociali dei centri. Dati che indicano incontrovertibilmente un’incubazione in loco della cultura e civiltà che poi sarà definita Etrusca. Il quadro viene ad arricchirsi con la scoperta a Lemno di un’iscrizione in lingua pregreca affine a quella etrusca, che dimostra un’indubbia parentela fra le due lingue e naturalmente, dei due popoli che le parlavano. Per cui l’elemento lidio, proveniente dall’isola di Lemno, trova una conferma più precisa.

A questo punto i moderni studi fatti sul DNA mitocondriale delle popolazioni attuali che abitano il territorio corrispondente all’antica Etruria entrano a pieno titolo nel dibattito storico-sociale-culturale che continua ad appassionarci dopo oltre 2500 anni.

L’Università di Pavia ha confrontato il DNA mitocondriale di 15 mila persone provenienti da 55 popolazioni dell’Eurasia occidentale, fra cui 7 popolazioni italiane, asserendo alla fine della ricerca che gli Etruschi sono sicuramente di origine mediorientali, giunti in Italia via mare. Del resto ad analoghi risultati è giunta la Società Europea di Genetica Umana, che ha reso pubblici gli studi dell’Università di Torino e Piacenza, che ha appurato che il DNA degli abitanti dell’isola di Lemno è simile per il 60% a quello degli abitanti di Tarquinia, Volterra e Murlo.

Personalmente propendo per la convergenza di diversi ethnos venuti in contatto socialmente, economicamente e culturalmente durante le varie fasi dell’Età del Bronzo e che hanno dato origine a quella miscellanea particolarissima ed estremamente interessante per le popolazioni coeve e posteriori, conosciuta oggi con il nome di Civiltà Etrusca. Talmente interessante da indurre ad approfondirne la conoscenza. Ma questo solo prossimamente. Per ora basti osservare i tratti somatici della stupenda statua in terracotta dell’Apollo di Veio, del VI secolo a. C. per convincersi immediatamente della presenza dell’elemento orientale nella cultura Etrusca, che le successive indagini scientifiche si sono preoccupate di riscontrare.

 


[1] Storico greco originario di Alicarnasso, vissuto nel V secolo avanti Cristo, autore di un’ importantissima opera,“Storie” in 9 libri.

[2] Attuale Turchia anatolica meridionale.

[3] Storico greco nato nell’isola di Lesbo nel V secolo a.C., autore di numerose opere.

[4] Storico ateniese vissuto fra il VI e il III secolo a. C.

[5] Storico greco vissuto nel I secolo a.C., autore di una “Storia antica di Roma” conosciuta anche come “Antichità romane” in 20 libri.

[6] Così detta dai ritrovamenti delle prime necropoli effettuate a Villanova di Bologna dallo studioso Gozzandini nel 1853. Col termine “Cultura Villanoviana” si indica una facies archeologica dell’Età del Ferro caratteristica di alcuni territori: Etruria, Emilia centrale, Romagna orientale, Fermo, nelle Marche, Capua, Pontecagnano, Arenosola, Capodifiume, Sala Consilina, in Campania.

apollo di veio


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