Occasioni… un opuscolo da custodire nel cuore

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Un incontro, ci perdoneranno organizzatori ed autrici dell’opera, se preferiamo evitare l’espressione “presentazione”, nel parlare di un evento che a noi, cui è toccato l’onore ed il piacere di partecipare, è apparso come qualcosa di molto più profondo e toccante, da annoverare senza dubbio tra i più importanti per ciò che concerne la cultura a Palma Campania. Nella giornata mondiale della poesia (data del 21 marzo scelta non a caso…), due docenti palmesi, Michela Buonagura e Maria Teresa Peluso hanno esposto al pubblico alcune loro liriche, contenute in un opuscoletto di rara intensità, denso di significati che spaziano per i più disparati campi.

Una serata voluta ed organizzata dall’associazione “Terra di Palma” e dalla compagnia teatrale “Gulliver”, introdotta da un altro significativo intervento della prof. Marilena Nappi la quale ha illustrato ai presenti come già dall’antichità, la poesia debba considerarsi di “genere femminile”. Il riferimento è a Saffo, prima grande poetessa ed espressione del «sublime in poesia». Successivamente però abbiamo una scarsa produzione, dovuta al ruolo svolto dalle donne, «sempre più legate al ruolo di sibille, ossia di profetesse – spiega la Nappi – che vaticinavano nei templi, in quanto prese e possedute dal Dio. Rappresentavano l’ideale collegamento tra dio e gli esseri viventi, prima di essere sostituite in questa loro funzione dai sacerdoti».

Significativo anche il riferimento al progressivo stato di emarginazione patito dalla donna nel corso dei secoli. «Tante donne – racconta la professoressa – hanno scritto dei versi, restando però vittime dell’oscurantismo. Solo nel 900 abbiamo una ripresa della produzione letteraria e poetica». La Nappi cita la poetessa Patrizia Cavalli la quale ripropone quell’abbinamento poesia-musica tipico dell’antichità. Non a caso, nel recitare al pubblico le poesie della Peluso e della Buonagura è stato scelto il medesimo target. Prima però, altro fondamentale passaggio della Nappi sul valore etico e sociale della poesia e sulla scelta del titolo dell’opuscoletto, “Occasioni…”, con quei puntini sospensivi che consentono al lettore di scegliere il continuo più gradito ed il significato più consono rispetto al proprio concetto di poesia.

«La poesia – conclude la Nappi – è una pulsione, alla quale non è possibile sottrarsi. Il poeta scrive per sè stesso ma anche per gli altri». Accompagnati dalla musica di Fortuna Cappiello e recitati da Gabriella Maiello, i versi di alcune poesie delle due autrici, deliziano il cuore e la mente dei presenti. Più intima la poetica della Peluso, fatta di assenze e di desiderio di libertà giovanile, ai tempi in cui i giovani erano ancora imprigionati. Particolarmente toccante la poesia dal titolo “Le mie prigioni”, in cui la Peluso, allora giovane laureanda, racconta come il suo vissuto rappresentasse un’autentica prigione, dalla quale appariva impossibile scappare, nonostante porte e finestre fossero spalancate. «Neanche l’odore di libertà – spiega l’autrice – ti scuote e ti dà la forza di abbandonare quel vissuto».

Dalla Buonagura invece, testi brevi e asciutti, ma perfettamente strutturati da un punto di vista linguistico. Versi dalla quale emerge un’ideologia femminista non certo “di partito”, bensì figlia di quella condizione femminile non ancora completamente emancipata rispetto allo strapotere maschile. «Non mi reputo una poetessa – afferma la Buonagura – esprimo i miei pensieri. Lepoardi diceva che la poesia è un canto dell’anima e per me rappresenta lo strumento ideale per esprimere ciò che si sente».

Da segnalare due liriche particolarmente interessanti, la prima “Anoranza”, che parla d’amore e di lontananza dalla persona amata, la seconda, “Zapatos Rojos”, non presente nell’opuscoletto dedicata alle donne, in particolare a quelle la cui vita è stata violentemente spezzata dalla barbarie maschile. La serata è stata chiusa dalla lettura, ad opera della prof. Nappi di definizioni di poesia e da interventi del numeroso pubblico presente, che non ha potuto non apprezzare un grande momento di cultura vera, celebratosi a Palma Campania.

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