L’oro invisibile (parte prima)

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“Sogno di vivere in una terra in cui la spazzatura sia come l’oro. In un posto in cui la gente non penserebbe mai di buttare i rifiuti per la strada così come non penserebbe mai di buttare per la strada i propri soldi. Sogno una terra in cui ad ognuno stia a cuore l’ambiente come gli sta a cuore un figlio. Sogno una terra dove sindaci e politici mettano la salute della gente e la pulizia dei paesi davanti ad ogni altra cosa. Sogno che questo sogno un giorno diventi realtà. E che quel giorno non sia così lontano da non poterlo vedere”.

Quelli che per noi sono sogni per altri sono già realtà. E da diverso tempo pure. In altri Paesi d’Europa e del mondo ciò che in Italia (o almeno in gran parte d’Italia) è e resta un’utopia è ormai una pratica consolidata e redditizia. Il riferimento è al modo più efficiente di effettuare la raccolta differenziata: restituire, dopo aver consumato, gli involucri di plastica, di latta e di vetro, per ricevere in cambio denaro. Restituire, non buttare. Accade in Germania, in Svezia, in Danimarca, in Paesi nemmeno tanto distanti dal nostro, eppure lontani anni luce.

Qui da noi, infatti, nella migliore delle ipotesi, si procede con la raccolta dei rifiuti porta a porta; in altri casi, specie nelle grandi città, la raccolta differenziata è attuata mediante il deposito nei cassonetti; ove neppure ciò avviene, ancora oggi, nel 2013, la spazzatura finisce interamente nelle discariche. Con un danno enorme per l’ambiente, per luoghi spesso bellissimi (come il Parco Nazionale del Vesuvio che ospita la discarica di Cava Sari, rappresentando per questo un caso forse più unico che raro), oltre che per il portafogli della gente.

E’ vero, va detto che nel sud del Paese, dove le emergenze rifiuti sono state e sono ancora all’ordine del giorno (basti pensare alla Campania, alla Sicilia e alla stessa Roma), si riscontrano percentuali di differenziazione molto elevate e spesso superiori al 60%, come nel caso di comuni quali Striano ed Acerra che si pongono per questo quasi allo stesso livello di quelli più virtuosi nel nord-Italia. E a riguardo va sottolineato come tali numeri siano il segno del fatto che molta gente è istruita a proposito della raccolta differenziata, che comprende l’importanza dei problemi ambientali e la necessità di preservare il territorio.

Ma è vero pure, però, che il fatto di non riuscire a raggiungere il massimo livello di differenziazione e che buona parte dei rifiuti finisca ancora in discarica, sta ad indicare che il metodo potrebbe essere migliorato o, ancor meglio, sostituito. Senza considerare che molto spesso non vi è la sicurezza che il materiale correttamente differenziato venga stoccato e destinato effettivamente al riciclo. Del resto, a tal proposito, lo scandalo delle ecoballe ancora depositate a Giugliano è fin troppo eloquente.

Immaginiamo che invece i cittadini possano trarre dalla raccolta differenziata un beneficio concreto, sia in termini di pulizia e di tutela ambientale che in termini di reali vantaggi economici, di guadagni monetari conseguiti con la restituzione dei rifiuti. Sarebbe facile dedurre che il livello di differenziazione raggiungerebbe il massimo o che comunque lo sfiorerebbe. Anche i più distratti, i noncuranti, anche coloro che non sono informati né istruiti riguardo alla raccolta differenziata imparerebbero presto a smaltire i rifiuti nel modo più appropriato. Persino i più incivili e maleducati non penserebbero mai di disfarsi della spazzatura inquinando strade e campagne se da quella spazzatura potrebbero lucrare ricchezza. Non si vedrebbero carte per le strade, né lattine, né bottiglie di plastica ovunque intorno a noi e ci sarebbe un doppio guadagno per tutti. Potremmo vivere tutti in un posto migliore.

Per il momento, purtroppo, quando si parla di quello che è un sogno, bisogna doverosamente usare il condizionale. Ancora oggi, nella nostra terra, quell’enorme ricchezza che giace abbandonata per le strade, sotto gli occhi di tutti, rimane invisibile.

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