L’emicrania nella donna

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L’emicrania rappresenta una delle forme più comuni di cefalea, manifestandosi in almeno il 12% della popolazione generale. Tra chi ne soffre la maggior parte, circa ¾, sono donne.

L’emicrania è una malattia che prevale nel periodo riproduttivo della donna, essa è estremamente sensibile alle variazioni ormonali che occorrono in periodo ovulatorio e mestruale e in corso di gravidanza.

Fino ai dodici anni, bambini e bambine ne soffrono allo stesso modo. Subito dopo la pubertà, però, l’incidenza della malattia sale nel sesso femminile fino a diventare tre volte superiore rispetto a quello maschile. In pratica, l’emicrania non nasce donna, ma diventa donna, fino a colpirne il 18% di esse. Dopo la menopausa, l’intensità e la frequenza dell’emicrania tendono a ridursi e, talvolta, la malattia scompare del tutto.

Emicrania e periodo fertile

Nelle donne emicraniche, il periodo mestruale è particolarmente rischioso per la comparsa di attacchi di mal di testa. Si parla di emicrania mestruale quando il 90% degli attacchi si concentra intorno al periodo mestruale, più o meno 3-5 giorni rispetto al giorno di inizio flusso.

Le donne con emicrania mestruale lamentano spesso anche la cosiddetta sindrome premestruale, caratterizzata da irritabilità, ansia, ritenzione di liquidi, mal di testa.

Gli attacchi sono causati dal repentino calo degli estrogeni nel periodo mestruale. Le variazioni ormonali agiscono anche sul cervello, modificando gli equilibri di alcuni neurotrasmettitori (ad esempio la serotonina, la dopamina, e la noradrenalina).

Clinicamente possiamo distinguere 2 forme di emicrania mestruale.

Emicrania mestruale pura: gli attacchi compaiono 3-5 giorni prima o dopo il ciclo, con assenza totale di sintomatologia nel periodo intermestruale, o durante il ciclo stesso.

Emicrania correlata alle mestruazioni: gli attacchi compaiono in corrispondenza delle mestruazioni, ma anche in altri momenti. Questa forma è la più diffusa.

Emicrania e contraccettivi orali

L’assunzione della pillola anticoncezionale può influire negativamente sull’emicrania. Tuttavia, i contraccettivi orali di ultima generazione presentano dosaggi ormonali talmente bassi da non influenzare significativamente l’emicrania.

Nella maggioranza dei casi si hanno lievi variazioni dell’emicrania con tendenza al miglioramento nel tempo. Nella maggior parte dei casi le variazioni relative alla frequenza ed intensità degli attacchi sono relativamente trascurabili, tuttavia circa un quarto delle pazienti riferisce un peggioramento della sintomatologia.

Valutando distintamente le donne affette da emicrania senz’aura da quelle affette da emicrania con aura, ci accorgiamo che sono soprattutto le seconde a peggiorare con l’assunzione degli anticoncezionali orali. E’ stato accertato un aumento di rischio di complicanze cerebrovascolari in pazienti affette da emicrania con aura. Bisogna, quindi, tener presente le seguenti considerazioni:

Nella donna con emicrania con aura che assuma contraccettivi orali il rischio di ictus aumenta di 6-8 volte; in caso la paziente fumi, il rischio aumenta di oltre 30 volte. Questo impone al ginecologo di essere molto cauto nel prescrivere la pillola alla donna con emicrania con aura (la quale non dovrà mai fumare).

Nella donna affetta da emicrania senz’aura, sarà da preferire la pillola monofasica, a basso contenuto di estrogeni oppure, se possibile, la pillola di solo progestinico.

La gravidanza è un periodo nella vita della donna in cui l’emicrania migliora e a volte scompare.

Emicrania e gravidanza

Dal terzo mese, quando l’ equilibrio ormonale del corpo femminile si è stabilizzato, l’emicrania comincia a migliorare.

La causa principale del miglioramento è che durante la gravidanza scompaiono le variazioni ormonali che caratterizzano il normale ciclo ovulatorio, le concentrazioni di estrogeni si mantengono elevate e costanti per il secondo e terzo trimestre.

Purtroppo la scomparsa è solo temporanea, e questo periodo tregua termina con il puerperio.

Emicrania e menopausa

Durante il periodo della premenopausa si può assistere ad un peggioramento della frequenza ed intensità degli attacchi emicranici. Ciò è dovuto ad una residua produzione di estrogeni che, con i meccanismi prima descritti, contribuiscono al perpetuarsi della sintomatologia. Con il sopraggiungere della menopausa vera e propria, tuttavia, circa i due terzi delle donne ne hanno un miglioramento. Con l’assunzione di una terapia sostitutiva, prescritta al fine di prevenire complicanze derivanti dalla menopausa (ansia, vampate di calore, osteoporosi, depressione, calo del desiderio, secchezza vaginale) si può assistere ad un peggioramento della sintomatologia. La terapia ormonale sostitutiva può quindi peggiorare gli attacchi, soprattutto se la donna è trattata con terapia per os, in quanto maggiori sono le fluttuazioni nelle concentrazioni ormonali. Consigliabile, in tal caso, optare per una somministrazione tramite cerotto, che riesce ad assicurare concentrazioni ormonali più stabili nel corso del tempo.

Considerazioni finali

Lo stile di vita, che oggi è obbligatorio condurre per la donna, la costringe sovente a dover conciliare lavoro e vita familiare. Spesso è proprio quest’ultima a risentirne sfavorevolmente. È dimostrato che la donna frequentemente rinuncia alla vita sociale piuttosto che ai doveri lavorativi, in caso di patologia emicranica. Ciò influisce negativamente anche sulla vita di coppia e familiare.

Uno stile di vita più salutare è certamente di giovamento, l’eccesso di caffè e fumo, come lo stress frenetico lavorativo, i digiuni prolungati, non fanno altro che indurre ulteriori fattori scatenanti per l’attacco. L’uso di contraccettivi anch’esso non raramente favorisce l’insorgenza degli attacchi, per cui bisogna sensibilizzare i ginecologi a prescrivere contraccettivi a basso contenuto di estrogeni, come particolare attenzione va dedicata alla terapia ormonale sostitutiva, se indicata.

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