La terra dei fuochi (parte quinta)

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Voltare pagina è un obbligo, è necessario che quello che accade oggi nella Terra dei Fuochi non si ripeta mai più. Il pregiudizio arrecato al territorio e alla popolazione residente è già troppo consistente e purtroppo, in parte, irreversibile. Il prezzo salatissimo del danno d’immagine, economico e in termini di vite umane pesa come un fardello sulle spalle delle persone che tutti i giorni devono fare i conti con la triste realtà. E’ venuto il momento che chi è pagato per agire e per garantire l’ordine e la sicurezza, intervenga in modo risolutivo, anche e soprattutto per scrollarsi di dosso i dubbi, legittimi, sulla propria onestà e sulla collusione con quei criminali che hanno trasformato la Campania Felix nella Terra dei Fuochi. Anche perché sono già fin troppo evidenti le responsabilità dei partiti politici e, più precisamente, di quei politici che per troppo tempo hanno taciuto davanti alla vergogna, voltandosi sistematicamente dall’altra parte.

Del resto, risale a poco tempo fa l’increscioso episodio dell’ex Prefetto di Napoli, il quale, nell’ambito di un vertice istituzionale organizzato per fare il punto della situazione sull’emergenza, redarguì severamente un prete, colpevole, a suo avviso, di aver chiamato “signora” anziché “signora Prefetto” la sua collega di Caserta. A parte le ovvie considerazioni circa la mancanza di educazione, in molti si chiesero come mai quell’uomo non avesse profuso la stessa energia e la stessa grinta nella lotta ai fenomeni criminali: avrebbe fatto una piccola parte del suo dovere se solo avesse denunciato i roghi alle televisioni e ai giornali, e magari avrebbe fatto bene a prendere esempio, per orientare la propria condotta, proprio da quei preti anti-camorra che da anni combattono al fronte l’estenuante guerra contro la malavita.

Ancor più recente è stato poi l’intervento del Ministro della Salute Balduzzi ad Aversa. Nel cuore della Terra dei Fuochi, il Ministro commentò i dati inerenti all’elevata e anomala incidenza di malattie tumorali nel territorio in questione: ebbene, stando al parere dei tecnici che redassero il documento e le relative motivazioni, le statistiche innegabili non avrebbero potuto essere collegate con il fenomeno dei roghi tossici e più in generale con le attività delle ecomafie presenti sul territorio. Sarebbe mancato un nesso causale. A quelle cose, ovviamente, non credette neppure lo stesso Balduzzi, tant’è che pochi giorni dopo il Ministro sarebbe tornato in forma privata nei territori interessati dai roghi per apprendere maggiori informazioni in merito al fenomeno e avrebbe costituito di lì a poco una commissione d’inchiesta, d’intesa con il Ministero dell’Interno, per verificare i danni causati alla salute dei vigili del fuoco dall’esposizione ai fumi tossici.

Ormai la gente è stanca. E’ stanca di ascoltare le solite storielle durante le campagne elettorali, è stanca di decenni di cattiva politica, è stanca di rivolgere domande e di non ricevere mai risposte ed è stanca per non aver mai visto un reazione vera da parte delle Istituzioni. Migliaia di denunce sono state sottoscritte, eppure i roghi non hanno mai avuto fine.

“Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”: recita così il secondo comma dell’articolo 40 del codice penale. Oggi la gente sa che quei politici, quei prefetti, quei magistrati, quei poliziotti che non hanno fatto e che non stanno facendo il proprio dovere, sono responsabili proprio quanto i criminali che appiccano i roghi.

Nella Terra dei Fuochi serve l’impegno di tutti, delle associazioni, dei preti, ma anche dei mass media che hanno il dovere di documentare quello che succede, quotidianamente, per raccontare la verità su l’olocausto silenzioso (come qualcuno lo ha definito) che va avanti da troppo tempo. Nella Terra dei Fuochi deve riaffermarsi lo Stato perché quello che c’è adesso è insufficiente e, come detto, non più riconosciuto dai cittadini. C’è bisogno che una nuova classe politica metta come primo punto nella propria agenda la lotta ai clan, alle ecomafie, e che sia una lotta feroce e mirata alla distruzione definitiva del crimine organizzato. Nella Terra dei Fuochi occorrono bonifiche immediate e la predisposizione di piani di smaltimento dei rifiuti che siano efficienti e in grado di risolvere l’emergenza una volta per tutte. E bisogna fare tutto questo con strumenti e metodi che non danneggino oltremodo l’ambiente, guardando e apprendendo dalle nazioni più evolute della nostra sotto questo aspetto. Ma soprattutto, sono necessari processi rapidi ai responsabili dei disastri e pene esemplari. In fondo è semplicemente una questione di giustizia, quella giustizia che andrebbe resa a chi non c’è più e a chi ancora si ammala a causa dei roghi.

“Terra bellissima e disgraziata”, scriveva Paolo Borsellino sulla sua Sicilia, rivolgendosi alle nuove generazioni. Mai come in questi tempi possiamo fare nostra questa frase: anche la nostra terra, infatti, è bellissima e disgraziata. La speranza, come sempre, è che l’ultimo aggettivo possa essere cancellato.

La Terra dei Fuochi, intanto, continua a bruciare.

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