In Versilia con l’inventore della «pizza lunga»

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Chi l’ha detto che la pizza a metro esiste solo in Campania? Questa settimana vi porto in Versilia alla scoperta della Pizza Lunga. Sono ospite di uno dei maestri di questo nuovo formato che per ben due volte ha conquistato il Guinness dei primati.

Eccomi, dunque: ristorante Il Fornaretto, via Castagnara, Massa. Arrivo in anticipo, ma sono in ritardo: qui alle 22.30 la gente ha già finito di cenare. Proprio come noi napoletani che, solo a quest’ora, iniziamo a pensare come organizzare la serata. Umberto Mosti mi viene incontro all’ingresso. Ha il piglio sveglio e la professionalità di chi sa d’essere il decano della pizza da marchio registrato. Da bambino portava il pane di casa in casa a molti degli abitanti di Massa che cominciarono, così, a chiamarlo «il Fornaretto», il piccolo fornaio. Da qui al nome del locale il passo è breve.

La storia dice che fu un pizzaiolo di Vico Equense a creare la prima «pizza a metro». Siamo nei primi anni Cinquanta. Luigi Altamura allunga la pasta della famosa margherita ed ottiene una misura nuova che deve il suo nome ad un giornalista sfollato nella cittadina campana. A due passi da Forte dei Marmi, invece, nel 1973, il giovane Umberto sperimenta nuovi prodotti nelle sue cucine: da qui nasce l’idea di inserire gli ingredienti della pizza su di una focaccia. Nasce così la Pizza Lunga. È un successo. Preparata in più gusti, cotta rigorosamente nel forno a legna e servita su taglieri di legno. «È questo il nostro esclusivo modo di preparare la pizza – mi spiega Umberto Mosti – la lunghezza varia a seconda di quante persone siano a mangiarla: da 50 cm (il minimo per due persone) a 2,20 m».

Lo osservo mentre la prepara. Abituato alla pizza a metro napoletana, mi sembra insolito vedere il pizzaiolo stendere la pasta con il matterello. Ma il segreto sta tutto qui. I nostri impasti sono molto più spessi ed elastici, mentre su questo marmo si sta consumando l’esatto contrario. Pochi minuti di cottura ed ecco che Umberto tira fuori la nostra Pizza Lunga. Bordo sottilissimo, condimento generoso (pomodoro, mozzarella, pesto, funghi, prosciutto, würstel, rucola, pomodorini), cottura mite e prolungata. La degusto al tavolo con degli amici (Vincenzo, Pietro e Giancarlo). Dopo poco ci raggiunge Umberto. Lui che, conosciuto in tutta la zona, ha deciso di allargare la propria conoscenza a tutto il mondo. Dopo un’intensa preparazione, sotto gli occhi vigili di un notaio, è riuscito a battere il Guinness dei Primati producendo la pizza più lunga del mondo ben due volte: 405,33 metri nel 2007 e 1.200 metri nel 2012.

«Pizza più lunga del mondo significa questo: un chilometro e duecento metri, nessuno ne ha mai preparata e infornata una uguale di simili gigantesche misure e proporzioni – mi racconta Il Fornaretto – Larghezza novanta centimetri, preparata con gli ingredienti tipici della Toscana, dalla farina al basilico versiliese, tutto quanto rigorosamente a chilometro zero. Dal produttore al consumatore, insomma. Una grande festa. Due tonnellate di farina e 30 chili di basilico per preparare la pizza del record. Milleduecento metri di pizza rappresentano la distanza esatta da Cinquale a Poveromo, via lungomare, una lunghezza che ha fatto ritornare in Italia il record della pizza dopo il primato polacco di 1.143 metri».

Cinquanta pizzaioli hanno lavorato notte e giorno per riuscire nell’impresa e i comuni coinvolti si sono attrezzati chiudendo la circolazione a tutto il lungomare proprio per ospitare la pizza da Guinness. La cottura è avvenuta tramite un ingegnoso sistema a mulinetto che ha consentito di far scivolare la pizza su un nastro che passava all’interno di un forno che ha permesso di cuocerla senza romperla.

In questo ristorante sono passati parecchi vip: Giorgio Panariello, Renato Zero, Zucchero e tanti altri. Tutti ospiti di Umberto che, poco prima di mezzanotte, confessa di essere un ex pilota di rally.

Concludiamo la serata a La Capannina, lo storico locale di Forte dei Marmi. Parcheggiamo sul viale a mare. Ci viene incontro, col sorriso stampato sul volto, la memoria storica di una Versilia d’altri tempi: Giulio Tarabella, 72 anni. Da oltre cinquant’anni ogni notte in cui la Capannina è aperta lui è qui. Ha visto nobili, attori, industriali, cantanti. Quando cominciò nel 1959 posteggiava Bentley, Rolls Royce e Ferrari. Scambiamo quattro chiacchiere: «Ora c’è crisi, le auto di lusso sono davvero poche e la mance sono calate». Si ricorda di Gianni Agnelli: «Una grande persona l’Avvocato, ballava tutta la notte sulle note delle orchestre di Trovajoli e Pisano. Alle 6 gli portavo la sua auto davanti all’ingresso. Era sempre accompagnato da donne affascinanti».

E pensare che qui sono passate tre gestioni in mezzo secolo (Nevio Franceschi, Bruno Vietina e Gherardo Guidi), generazioni di ragazzi che poi sono diventati nonni lasciando in custodia l’auto.

Pasquale Iorio >>> seguimi su Fb  >>> appuntamento a domenica 17 marzo

pizza record


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