Dipendenza: oggi di cosa mi faccio? (parte seconda)

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La diagnosi di Dipendenza da Sostanze necessita di una storia dettagliata, raccolta dal soggetto e, tutte le volte che sia possibile, anche da fonti supplementari di informazione (per es., questionari per la valutazione della personalità, documenti medici, il coniuge, un parente o un amico stretto). Inoltre possono risultare utili i reperti dell’esame fisico e gli esami di laboratorio.

Un dato molto interessante che predispone i giovani e gli adulti al consumo del mondo “stupefacente” è la curiosità di provare sensazioni più forti, la facile reperibilità delle droghe, i disturbi della personalità e le malattie psichiatriche, la predisposizione genetica, un ambiente familiare poco felice, la pressione di gruppo esercitata dai coetanei, dei rapporti umani non soddisfacenti, la mancanza di autostima, la ribellione giovanile ed il desiderio di provare “cose nuove”, la noia e la disoccupazione e stanchezza e la scarsa conoscenza della sostanza, quali gli effetti sul nostro cervello e quali le conseguenze psicofisiche e quanto regala in modo non sano emozioni, piacere e illusioni di felicità.

Il problema più importante e comune a tutte le droghe ai fini della cura è  la dipendenza psicologica, in quanto, a differenza della dipendenza fisica, i meccanismi che la provocano difficilmente possono essere risolti completamente in breve periodo e, nella maggior parte dei casi, occorrono numerosi anni.

Il desiderio di riprovarne l’uso è condizionato non solo dallo stato di astinenza (“digiuno”) o dalla vista delle stesse (“cibo gustoso”), ma anche dalla capacità che le droghe hanno di conferire a numerose situazioni (la vista di luoghi, di oggetti o di persone,  stati d’ansia o di depressione, ecc.), se associate ripetutamente all’uso della stesse, il potere di stimolare i centri di gratificazione scatenando il desiderio di far uso della sostanza.

Le alterazioni biochimiche indotte dal consumo di droghe ed alcool comportano una modifica della personalità che potrebbe presentare caratteristiche di inaffidabilità, incapacità a portare a termine un eventuale progetto familiare e/o lavorativo, disonestà tendendo a mentire ad amici, familiari, datore di lavoro, isolamento e può sembrare tendenzialmente depresso.

Nelle situazioni più difficili, si ritiene opportuno rivolgersi ad uno specialista psicologo che preveda percorsi psicologici paralleli per la famiglia e per la persona che consuma frequentemente le droghe per aumentare la consapevolezza e la motivazione a ridurne progressivamente l’uso. Alcune evidenze scientifiche dimostrano che determinati farmaci antidepressivi e stabilizzanti del tono dell’umore possono essere di qualche utilità per fronteggiare l’astinenza in associazione ad un trattamento psicologico di tipo comportamentale che aiuta a fronteggiare gli stimoli strettamente legati all’uso. Numerose esperienze hanno dimostrato che una particolare tecnica comportamentale definita contigency management che consiste nel promuovere l’astinenza in cambio di rinforzi come premi, benefit o vaucher in grado di favorire l’astinenza soprattutto nella fasi iniziali del trattamento (Higgins et al., 1994) integrando anche tecniche di prevenzione delle ricadute che hanno lo scopo di individuare gli stimoli ad alto rischio legati all’uso ed insegnare alla persona come evitarli e/o affrontarli da un punto di vista emotivo, cognitivo e comportamentale (Caroll, 1996). Negli ultimi anni la psicoterapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata in diversi studi particolarmente efficace nel gestire queste problematiche così frequenti nella società del “consumismo” (Caroll et al., 1998).

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