A Bolgheri per omaggiare la vigna primigenia del «Sassicaia»

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Dopo la freccia Bolgheri, quando giro a sinistra, capisco subito che questo posto è soprattutto uno stato d’animo, un modo di vivere, un’atmosfera raffinata di un mondo che si pensa estinto. A darmi il benvenuto ci pensa un patrimonio unico che incornicia cinque chilometri di rettilineo scanditi dal verde intenso d’un colonnato di cipressi «alti e schietti in duplice filar» che corre fino alla porta del gioiello della Costa degli Etruschi. È il viale reso immortale da Giosuè Carducci nella sua poesia Davanti San Guido. Insomma, un invito a fermarsi e scoprire. Questa domenica facciamo tappa nell’alta Maremma per omaggiare la vigna primigenia del Sassicaia. Su queste colline, infatti, si producono alcuni fra i vini più buoni al mondo.

All’antico borgo si accede attraversando il monumentale arco del castello. Parcheggio a due passi dalla casa dove il poeta trascorse la sua fanciullezza. La gente è cordiale ed accogliente, contenta di condividere la propria fortunata condizione esistenziale con il visitatore attento. Il centro è ben conservato, non si è concesso alla spettacolarizzazione turistica: percorrendo a piedi queste viuzze strette entri subito in sintonia con una vita reale ancora a misura umana, senza affanni, senza stress. La statua di nonna Lucia, alla quale Carducci era molto affezionato, attira la mia attenzione. Così come le piccole botteghe con prodotti tipici dove è possibile degustare specialità locali.

Guardo l’orologio: sono quasi le 13. Pranzo insieme a degli amici (o, meglio, facciamo una merenda lunga a base di formaggi, bruschette e salumi del territorio) all’Enoteca Tognoni, tempio del vino d’autore, con centinaia di etichette che ti fanno capire la grandezza di queste terre. Si mangia semplice. Si assaporano suggestioni in uno scambio fra territorio e tavola. Ci fa compagnia una bottiglia di Sassicaia, annata 2009, un vero e proprio cult nel panorama mondiale dei grandi vini.

Lo verso. Salta subito agli occhi il suo colore rubino intenso, concentrato e profondo. Il suo profumo complesso, con sentori di frutti rossi, è molto elegante. Il sapore è potente. Concentrato. Di spessore. In bocca è ricco e denso, ma allo stesso tempo armonico e raffinato. Come la sua storia del resto. Un vino eccezionale frutto dell’ambizioso progetto del marchese Mario Incisa della Rocchetta. E non parliamo dell’Ottocento, ma del 1968.

L’idea rivoluzionaria fu quella di voler replicare nei suoi possedimenti un vino con le stesse caratteristiche dei vini di Bordeaux che tanto amava. Decise quindi di impiantare del Cabernet Sauvignon, anche perché il terreno ciottoloso di Bolgheri ricordava quello della regione di Graves, proprio vicino a Bordeaux. Il nome Sassicaia nasce proprio perché è un vino ottenuto da vitigni coltivati fra i sassi. Decisamente lunga la persistenza, con uno spessore organolettico di grande importanza, che assicurano a questo vino una straordinaria longevità. «Il Sassicaia è un vino di grande longevità che dà i risultati migliori se è invecchiato almeno 8-10 anni», mi spiegano.

Bolgheri si collega a Castagneto, del cui comune fa parte, attraverso uno stupendo viale ormai noto come la «strada del vino» per le pregiate qualità che qui si producono. Dopo una passeggiatina per il borgo decido di far visita ad una tenuta. La San Guido, quartier generale del Sassicaia, oggi è off limits. E così, dopo un giro di telefonate, sono ospite dell’azienda «Guado al Melo». Qui Michele Scienza e la sua famiglia, ricchi dell’esperienza di diverse generazioni, producono vini in modo tradizionale, senza aggiunte o manipolazioni che alterano le caratteristiche naturali delle uve. Non solo. Attraverso progetti culturali cercano di divulgare la millenaria cultura della vite e del vino.

Osservo i vigneti. Si cerca di mantenere un equilibrio il più possibile naturale, tanto che gli interventi dell’uomo sono minimi e poco invasivi. Ad esempio si lascia l’erba sotto le viti. «Questo ci consente di non fare lavorazioni al suolo, di non usare diserbanti, di mantenere più equilibrio nei componenti del terreno, di esporlo meno all’erosione e garantire un equilibrio idrico naturale», mi spiegano. Inoltre si incentiva lo sviluppo di una microfauna locale che contribuisce alla qualità del terreno oltre che alla lotta biologica verso alcuni parassiti delle vite. Lombrichi, ricci e coccinelle hanno, quindi, un ruolo dominante.

Dopo aver parlato con un esperto, appunto sul tablet che i vigneti sono caratterizzati da un’alta densità d’impianto (oltre 8mila ceppi per ettaro) e da una bassa resa (mediamente 1 kg di uva per pianta), ma mantenendo sempre un equilibrio ottimale che permette di produrre vini eleganti e mai troppo concentrati o alcolici.

Alle 19 si riparte alla volta di Napoli. Gli assaggi di vino Bolgheri doc che seguiranno riporteranno alla memoria queste sensazioni e le renderanno di nuovo vive, animando il desiderio di ripeterle il più spesso possibile.

Pasquale Iorio >>> seguimi su Fb  >>> appuntamento a domenica 24 marzo

foto bolgheri