La terra dei fuochi (parte quarta)

0

Una volta la malavita aveva delle regole ferree che non potevano essere infrante. Esistevano delle leggi non scritte in base alle quali chi non si trovava in rapporto diretto con l’organizzazione criminale non doveva esserne danneggiato. Una volta, per esempio, era vietato ammazzare donne e bambini, non si spacciava droga, non si vendevano armi a chiunque ma soprattutto nessuno giocava con la vita delle persone in modo subdolo e meschino. In un certo senso, esisteva quello che noi chiamiamo rispetto.

Certo, questo non vuol dire che si trattasse di un fatto positivo: significa semplicemente che, seppure quello malavitoso restasse un fenomeno deplorevole e da condannare nella maniera più assoluta, sarebbe stato comunque riconducibile a degli atti umani.

Oggi, purtroppo non è più così. All’interno dei clan sono crollate anche le ultime barriere che dividevano quello che è definibile umano da ciò che è animalesco. E forse, riferirsi agli animali è addirittura inappropriato, poiché, a differenza dei criminali che avvelenano il nostro mondo, quelli hanno un cuore e il loro istinto di conservazione gli suggerisce che la vita è un bene prezioso e per questo gli comanda di difenderla ad ogni costo. Quello che accade ogni giorno nella terra dei fuochi e in tutti quei luoghi in cui le ecomafie portano a compimento i loro loschi affari è indefinibile, disumano, non appartenente alle logiche della ragione né agli istinti degli animali.

Non c’è più onore né rispetto, nessun vincolo, l’unica cosa a cui i boss dei giorni nostri sono fedeli è il dio denaro. Per loro è tutto quello che conta.

I camorristi della Terra dei Fuochi sono avidi e senza scrupoli. Tuttavia, restano pur sempre uomini e come tutti gli altri uomini anche loro si ammalano: alcuni sono già morti e hanno pagato in questo modo il loro debito con la giustizia. Purtroppo però, i debiti sono costretti a pagarli anche persone che non c’entrano nulla, come in una immaginaria estrazione a sorte in cui ognuno può avere la sventura di ammalarsi. E infatti, nella Terra dei Fuochi si ammalano tutti, senza distinzione di sesso, di età né di fedina penale.

L’incidenza di patologie tumorali è paragonabile a quella di zone come Taranto, Chernobyl, e di altri luoghi inquinati in vario modo. Soltanto che nella Terra dei Fuochi non vi sono stabilimenti industriali, non c’è l’Ilva e neppure centrali nucleari danneggiate. In quest’area maledetta della Campania esistono solo rifiuti speciali e nient’altro; eppure questi, da soli, sono sufficienti. Le malattie oncologiche in questione interessano soprattutto gli organi dell’apparato digerente e dunque stomaco, intestino tenue, colon, ma anche fegato, polmoni: il che rende evidente il collegamento con gli alimenti contaminati che vengono ingeriti e con l’aria infetta che tutti i giorni la gente, suo malgrado, è costretta a respirare. Diossine, metalli pesanti, percolato, le persone ormai vengono a contatto con svariate sostanze tossiche, condannate come sono a vivere nella precarietà e nella paura.

Nella Terra dei Fuochi la gente si ammala perché qualche incosciente, spesso affiancato da malfattori in giacca e cravatta che risiedono lontano dalle terre avvelenate, stabili ai posti di comando, ha deciso che le campagne fertili dovessero trasformarsi in discariche, in una gigantesca pattumiera destinata ad ospitare i rifiuti speciali provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa. E lo ha fatto con l’autorità di uno Stato, di fatto sostituendosi allo Stato stesso, a quell’ente in cui i cittadini ancora credono e al quale continuano a pagare le tasse. Come dire: oltre al danno, la beffa.

A ben vedere, dunque, il vero problema non è l’avidità di criminali senza scrupoli, quanto la loro spaventosa ignoranza, che poi è l’unica fonte di tutti i mali della nostra terra. L’ignoranza di chi appicca il fuoco ai cumuli di rifiuti speciali, di chi seppellisce tonnellate di materiale chimico sotto la terra dalla quale si nutre e da cui beve, quest’ignoranza rappresenta la prima piaga da debellare e dovrà essere un monito costante per le nuove generazioni, tutto ciò che loro non dovranno diventare.

Chi però ignorante non è, e ci vede benissimo, non dovrebbe attendere un giorno in più per intervenire. Perché se esiste una cosa peggiore dell’ignoranza, quella è l’indifferenza, e peggio ancora, la complicità. Considerata la gravità della situazione, non è più solo lo Stato indolente che dovrebbe agire: il diritto alla salute e la sorte di intere generazioni dovrebbero stare a cuore a chiunque. E’ una questione di vita o di morte.

La Terra dei Fuochi, intanto, continua a bruciare.

IMG-20130224-WA0000