Caos Tribunale, il monito di Panarella (Presidente Camera Penale)

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Una situazione divenuta ormai insostenibile alla quale però si è giunti nell’indifferenza generale, come se una sorta di assuefazione avesse avvolto tutto ciò e tutti coloro che ruotano intorno al Tribunale di Nola, quasi non si trattasse di un imprescindibile riferimento per una vastissima area geografica, la cui popolazione, intesa in senso ampio, dalla gente coinvolta a vario titolo nelle cause al suo interno dibattute, ai professionisti impegnati quotidianamente, passando per gli stessi magistrati chiamati a giudicare, viene quotidianamente accolta dalle sue fatiscenti, oltre che frammentate strutture.

A rompere il silenzio, su questo allarmante quadro, il monito dell’avv. Carmine Panarella, presidente della Camera Penale, ben lieto di esporre al nostro taccuino le enormi difficoltà e le numerose storture del complesso nolano: «La distribuzione su 3/4 strutture – spiega il noto penalista – è un’anomalia del solo Tribunale di Nola. Una situazione che ormai vige da anni, dodici per l’esattezza, partita come provvisoria ed invece diventata definitiva».

Ed alla quale pare si siano rassegnati tutti…

«Purtroppo non è destinata a migliorare. Gli spazi alla Reggia Orsini non sono sufficienti ad inglobare entrambi i settori, civile e penale. In realtà vi sarebbero degli spazi, seppure minimi rispetto alle esigenze della giustizia penale, che potrebbero essere utilizzati, come ad esempio il padiglione in cui prima era ubicato l’UNEP. Oppure si potrebbe rendere utile un’altra aula già arredata e un altro spazio accanto all’aula GUP che non può certo accogliere l’intero ufficio di cancelleria, ma riuscirebbe ad ospitare almeno uno o due operatori. Sia chiaro, si tratterebbe in ogni caso di soluzioni minime rispetto al problema, ma rappresenterebbe un segnale anche di rispetto nei confronti del cittadino, nonché del professionista e del magistrato. Vedere tante persone vagare senza meta in attesa di conoscere il luogo in cui si svolgerà l’udienza è a dir poco avvilente».

Il suo monito ha un destinatario?

«Destinatario è la Presidenza del tribunale di Nola, che pare molto sensibile alle esigenze del settore civile, richiedendo sacrifici esclusivamente ai magistrati e agli avvocati del settore penale».

Istituzioni e politica?

«E’ al momento in atto uno strano contenzioso tra Ministero della Giustizia e Comune di Nola. Ognuno afferma di vantare nei confronti dell’altro un credito di oltre due milioni di euro. Ciò determina uno stallo anche per ciò che concerne la semplice manutenzione ordinaria».

Quali ritiene gli interventi più urgenti e/o necessari?

«Innanzitutto bisognerebbe provvedere alla fonoregistrazione, che è forse la cosa più urgente. Unificare l’ufficio di cancelleria collegiale e monocratico presso la Reggia Orsini, in modo da sfruttare gli amministrativi attualmente al lavoro. Consentire la permanenza per un arco temporale molto più lungo del giudice togato, in quanto deve essere questi l’interlocutore dell’avvocato. Al GOT bisogna ricorrere solo nell’emergenza. In questo modo si celebrerebbero i processi senza modificare continuamente la persona del giudice».

C’è poi un problema di strutture…

«Che sono prive di certificato di agibilità come emerso da diversi incontri pubblici tenutisi in città. Una situazione a cui deve essere posto rimedio al più presto, così come va verificata la concessione in comodato d’uso perpetua all’università Parthenope di oltre 770 mq presso l’ex ufficio del registro oggi non più destinato alla didattica».

Ha segnalato i problemi e tentato di individuare possibili soluzioni, ma in concreto, confida in una seria presa di coscienza da parte di chi di dovere?

«L’auspicio è che nella prossime riunioni tecniche presso la Presidenza del Tribunale, le ragioni dei penalisti, da sempre impegnati in iniziative a garanzia e tutela del cittadino, primo fruitore del servizio Giustizia, possano trovare accoglimento a fronte di una preconcetta chiusura verso le istanze di chi da oltre dodici anni convive con una situazione di grave disagio professionale».

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