Colpi di fulmine: quel che resta del cinepanettone

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Più passano gli anni e più sembra che la commedia (e molto cinema italiano di genere) si spinga a guardare verso il passato, riesumando tecniche, attori, situazioni. Non c’è dubbio che Colpi di fulmine, film pre-natalizio diretto da Neri Parenti, si muova in questo senso. Prima di tutto la suddivisione in episodi (due), tanto cara al cinema degli anni ’50: da un lato c’è Christian De Sica, che, nel primo minifilm, da psichiatra quale è, si traveste da prete per sfuggire alle forze dell’ordine.

Si innamorerà, in uno sperduto paesino del Trentino (che ha contribuito al film tramite la Trentino Film Commission), di un maresciallo dei carabinieri, Luisa Ranieri, che è già promessa sposa: tra confessioni di “gruppo” e scappatelle, naturalmente l’amore trionferà; nel secondo episodio l’inedita coppia Lillo&Greg (nome d’arte di Pasquale Petrolo e Claudio Gregori) interpretano un autista coatto (Lillo) che deve insegnare il “coattese” a un ambasciatore nella Santa Sede (Greg), che si è innamorato follemente di una pescivendola (Anna Foglietta), naturalmente l’equivoco è dietro l’angolo.

Dopo viaggi (dei più svariati) nei cinque continenti, il cinepanettone svolta, o meglio, anticipa i tempi (quelli delle feste: a sistemarci ci penserà Mai Stati Uniti, con Vincenzo Salemme, che sembra aver rubato il testimone a De Sica), ma allo stesso tempo non fa altro che deludere e strappare poche, pochissime risate. Il povero De Sica (l’unico rimasto a bordo della corazzata cinepanettoniana, dopo il “gelo” con Boldi e svariate accoppiate con Ghini & C.), ormai recita la stessa parte da tempo: cambiano i costumi, ma il personaggio è sempre lo stesso, uno strano mix tra aristocrazia-coatta, che, come già detto, col tempo stanca davvero.

L’idea del primo episodio, intitolato Il Prete, probabilmente è un sincero (ma fin troppo ingenuo e mal gestito) omaggio al cinema del papà di Christian: Vittorio De Sica. Anche lui si travestì da prete nel lontano 1961 in I due marescialli, recitando al fianco di Totò. E perché non pensare ad Arisa (sì la cantante…) come una sorta di Tina Pica, senza però la classe della scomparsa attrice napoletana, fantastica spalla del già citato De Sica nella serie di “Pane, amore etc”. Qui Arisa è un peso morto (biascicando inutili battute in dialetto lucano), così come Simone Barbato, mimo che da Zelig è passato da Bonolis e ora prova il grande (ma inutile) salto, interpretando un ragazzo di chiesa.

Rimangono, forse, qualche divertente sequenza, come quella del sermone recitata tramite smartphone (che mischia un po’ di Sister Act, approfittando della presenza di Arisa, e un po’ dei Blues Brothers) e la lezione di tai-chi “coatto” di Greg al prelato.  Ma criticare questo cinepanettoncino sarebbe fin troppo facile. Tralasciando la faciloneria e la prevedibilità del soggetto e della sceneggiatura, il film non pecca di piccola critica alla società “morale” odierna e gli si deve comunque dar conto della temerarietà del cambiamento: tornare alla vecchia commedia, (fatta con meno stile è vero) e a episodi, concentrandosi su un filo conduttore: l’amore a prima vista.

Interessante, infine, il secondo episodio, basato più su una parodia linguistica, che sull’ istrionetà di un attore noto come De Sica: il duo Lillo&Greg, infatti, sorprende, trasportando spesso, nel loro minifilm, il loro raffinato, surreale e demenziale gusto della comicità che contraddistingue molti loro sketch, omaggiando tutto il mondo “coatto”, dai personaggi di Carlo Verdone a quelli di Mario Brega. Ultima sottolineatura: è il primo cinepanettone in cui una donna non compare seminuda, non ci sono Belen o altre forme “corporali”, si prova, invece, di dare “forma” nuova, alla commedia italiana, naturalmente malamente, senza smuovere un minimo di emozione.

Ma la comicità italiana è davvero finita così in basso? Chi scrive prova vergogna per l’incredibile afflusso nelle sale di pubblico per una pellicola come “I due soliti idioti”. Due (finti) attori che, a detta loro, omaggiano la commedia alla Dino Risi e si aizzano a nuovi volti della commedia all’italiana.  Sicuramente hanno creato due nuovi idioti all’italiana. Ma Colpi di fulmine ha questo minimo di consapevolezza in più: smarcare le tradizioni, cercare, seppure lentamente, un cambiamento: addio cinepanettoni allora, il film cambia, ma forse (o sbaglio?) il pubblico rimane lo stesso.

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