Abusivismo edilizio: le soluzioni (parte seconda)

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Contrastare chi distrugge il paesaggio con il cemento deve essere una priorità del legislatore e di chi lavora in prima linea per applicare le leggi. Occorre agire con la massima determinazione anche per rilanciare all’estero l’immagine della nostra Nazione. Tuttavia, va considerato che attorno al fenomeno dell’abusivismo edilizio si muove un settore dell’economia nazionale che con il relativo indotto produce una parte considerevole della ricchezza interna, in grado di offrire occupazione a tantissimi lavoratori.

E’ questo l’altro lato della medaglia, un aspetto del problema che deve essere necessariamente tenuto in considerazione da chi è o sarà chiamato a regolare la materia. E’ evidente che tra le ragioni che inducono a costruire abusivamente vi sia anche la necessità di lavorare: a ben vedere, si tratta di una questione particolarmente delicata, specie se inserita nell’attuale contesto economico e in una fase congiunturale non particolarmente florida per la nostra Nazione. Limitare drasticamente una importante risorsa occupazionale come l’edilizia vuol dire porre la nostra economia e di conseguenza la nostra società in una situazione non più sostenibile.

Sarà dunque opportuno valutare i vari interessi in gioco, comparare i problemi e i vantaggi che convergono e trovano origine dal fenomeno dell’abusivismo edilizio e, una volta effettuata un’analisi dettagliata ed esaustiva di tutti gli aspetti della questione, ricavare una soluzione in grado di soddisfare le esigenze dei soggetti interessati. Inefficienza amministrativa, dissesto idrogeologico, burocrazia, necessità economiche e occupazionali: sono queste le tematiche che devono essere necessariamente ponderate da chi è chiamato a intervenire e a modificare l’assetto normativo attuale, anche per porlo al livello di quegli ordinamenti giuridici europei più evoluti del nostro, almeno per quanto riguarda la materia in esame.

Prendendo spunto proprio da questi ordinamenti, per la maggioranza degli Stati dell’Europa settentrionale, siamo in grado di avanzare una proposta capace allo stesso tempo di tenere in considerazione e di risolvere tutte le questioni fin qui elencate e trattate. Ebbene, la cosa più intelligente da fare, secondo il nostro parere, sarebbe procedere con abbattimenti e ricostruzioni, mediante il totale rinnovamento dei fabbricati esistenti sui territori comunali. Si tratterebbe di una soluzione in grado di consentire in un sol colpo di porre un freno alla distruzione di suolo fertile, alla cementificazione selvaggia e indiscriminata, di prevenire o comunque di alleviare l’incidenza di fenomeni devastanti come frani e alluvioni, di alleviare inoltre il carico di lavoro che grava sulle amministrazioni comunali e di consentire infine alle imprese di lavorare, anzi potenzialmente di incrementare l’attuale giro d’affari.

Tale proposta, del resto sostenuta negli ultimi tempi anche da alcuni movimenti politici italiani, trova oggi purtroppo un ostacolo insormontabile nei piani regolatori e più precisamente dai vincoli che riguardano i centri storici di quasi tutti i comuni italiani. Eppure, proprio con riferimento a tale aspetto, andrebbe considerato che sarebbe quanto meno controproducente limitare le possibilità di intervento edilizio su edifici spesso fatiscenti, solo perché questi si trovano in una zona identificata come centro storico: infatti, andrebbe pur sempre rilevato che una cosa è il centro storico di Roma e un’altra cosa è il centro storico di Striano.

E comunque sarebbe quanto meno impensabile la distruzione delle bellezze architettoniche e i monumenti che caratterizzano il nostro Paese e che fanno parte del nostro orgoglio nazionale.
In definitiva, dobbiamo auspicare una maggiore sensibilità al problema e perché no, più acume, da parte del legislatore e dei cittadini. Solo in questo modo potremmo veramente invertire la rotta e metterci alle spalle il problema dell’abusivismo edilizio.

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