Lo psicologo

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“Da chi dovrei andare? Dallo psicologo??? E a cosa mi serve? Devo spendere dei soldi per raccontare i fatti miei ad uno che non conosco, al quale molto probabilmente non importa nulla di quello che dico? Perché non parlare con un amico, con il parrucchiere o con il macellaio? Anche loro mi ascoltano, o danno l’impressione di ascoltare, e non mi presentano nessun conto alla fine! E poi, non sono mica matto io???! Si… ho qualche problemino in sospeso, ma niente che non possa risolvere da solo!

Queste parole esprimono i forti pregiudizi sulla figura dello psicologo, confusa, indefinita, vista come una via di mezzo tra il chiromante, il confidente, il prete e il santone. Nell’immaginario comune è rappresentato come una sorta di mago con una bacchetta magica o sfera di cristallo in grado di fare miracoli in situazioni disperate, oppure come il medico che cura “i pazzi”.

Ma … diamo spazio alla chiarezza e alla comprensione: “Chi è lo psicologo e cosa fa?”.

In realtà lo psicologo è un professionista della salute che, grazie alla sua formazione universitaria, esperienziale e personale, ha imparato a SAPERE, A SAPER FARE E A SAPER ESSERE mettendo a disposizione se stesso e  le sue competenze per aiutare l’altro.

Accompagna l’individuo, attraverso un percorso di scoperta guidata, di ascolto attento e libero da pregiudizi, di dialogo e autosservazione, in particolari periodi critici della vita, ad esprimere pensieri, desideri e fantasie, fino ad allora indicibili o inelaborate, ascoltare e imparare a gestire le proprie emozioni e, con consapevolezza, trovare le risorse positive presenti in ognuno.

Chiamare lo psicologo per una consulenza, sin dai primi segni di malessere è importante per prevenire la cronicità di problematiche relazionali, di ansia, depressione, rabbia, panico ecc. Ma succede che per tante persone conta molto il giudizio sociale: si ritiene che “bisogna” tenere nascosti i propri disagi così da non poter essere riconosciuti e giudicati dagli altri e si tende a non parlarne per vergogna, imbarazzo o per paura di non essere capiti o di essere etichettati come “malati di mente”. Alla fine, però, se non c’è un intervento tempestivo, il sintomo può diventare parte della vita della persona e influenzare negativamente il lavoro, la relazione di coppia e la vita sociale e familiare.

Chi sta male da tempo e rifiuta di andare dallo Psicologo spesso non è più in grado di trovare soluzioni razionali ai propri problemi, pensa di essere onnipotente e di poter risolvere tutto da sé oppure pensa che tutto si risolverà magicamente da solo. In genere, in altri casi, le persone mettono in atto una forma di evitamento cognitivo per non affrontare la propria sofferenza e pensano ed agiscono in base ad una mappa personale o schema cognitivo irrazionale in cui sono racchiusi emozioni, pensieri ed esperienze della propria storia di attaccamento, condizionamenti familiari, religiosi e culturali che poi utilizzano come una lente attraverso la quale guardare la realtà, valutarla per poi agire ed attribuire agli eventi della propria vita i significati personali.

I motivi per cui si può richiedere una consulenza ad uno psicologo possono essere diversi: situazioni di lutto, periodi di transizione (menopausa, adolescenza), genitori che hanno bisogno di un supporto nei difficili compiti educativi, problemi di coppia, in casi di disagio psicologico acuto o di disturbi fisici legati a stati mentali (somatizzazioni), per rielaborare esperienze traumatiche (incidenti, operazioni, lutti, disastri vissuti direttamente o indirettamente, ecc.).

In ultimo, si ritiene opportuno fare una differenza tra lo Psicologo e altre professioni affini per definire meglio il ruolo e le competenze e orientare le persone che hanno bisogno di aiuto ad effettuare una scelta consapevole e aderente alle proprie esigenze di benessere psicofisico.

Lo Psicologo è un professionista che, dopo la Laurea in Psicologia, ha superato l’Esame di Stato e si è iscritto all’Albo Professionale della sua Regione, per poter esercitare la professione. Se non ha l’iscrizione all’Albo, è come un laureato in altra disciplina, ad esempio in Legge, che può insegnare o fare altro, ma non è avvocato. Quindi il mestiere di Psicologo non si improvvisa, ma è frutto di un percorso di studi formativo e impegnativo. Lo Psicologo può fare diagnosi, valutazioni, interventi di prevenzione, ma non “cura” e non utilizza farmaci come metodologia di lavoro.

Invece, lo Psicoterapeuta è un professionista che, dopo la Laurea in Psicologia ha proseguito il percorso di formazione (ossia ha frequentato una Scuola di Specializzazione Quadriennale in Psicoterapia), di cui l’Ordine ha riconosciuto la validità, iscrivendolo all’Elenco degli Psicoterapeuti. E’ colui che “cura”, che lavora per eliminare il sintomo, la patologia, il disagio e aiuta la persona a tornare ad una condizione di benessere, magari migliore di quello precedente. Lo psicoterapeuta non utilizza farmaci ma quando necessari si avvale della collaborazione dello psichiatra o del neurologo che sono formati e abilitati ad indicare per il trattamento di disturbi mentali o di danni organici a cura del sistema nervoso centrale, una cura farmacologica.

Vi sono poi altre professioni, come quella del sociologo, del pedagogista che NON hanno obiettivi di cura, in quest’area, ma piuttosto di consulenza.

Va precisato che lo psicologo non è uno psicofarmaco, non crea dipendenza, ma dispone di sé stesso per aiutare chi soffre a dare “ordine” al disordine e quindi a migliorare la qualità della propria vita.

In un atteggiamento amorevole di accoglienza e di ascolto, lo psicologo attraverso specifici strumenti psicologici, quali il colloquio clinico e successivamente mediante l’uso di tests di psicodiagnosi, raccoglie i dati sensibili dalle parole riferite e dai comportamenti non verbali, per arrivare a formulare ipotesi utili sul disagio, che nel corso degli incontri successivi, potranno essere confermate o meno e così direzionare la persona a cogliere nel proprio disordine emozionale possibilità fino ad allora non percepite, una maggiore consapevolezza di sé e del proprio ruolo attivo e non più passivo nei confronti delle proprie difficoltà.

Proviamo allora insieme a vedere lo psicologo come un paio di occhiali che l’individuo in difficoltà indossa allo scopo di vedere con chiarezza fuori e dentro di sé; un paio di occhiali però particolari che consentono di riprendere la “vista perduta” e, quindi, di essere dismessi quando non servono più.

Perché andare dallo psicologo questo “grande sconosciuto” allora? La risposta è: “Perché no!”