La partido del Siglo e la partita della storia

0

“…oziavo dopo il pranzo di domenica, antivigilia di Natale, quando ad un tratto la piccolina mi corre incontro, mi mostra il suo netbook e dice: “guarda papà,  questi hanno appena subito il gol del tre a tre… palla al centro… sei passaggi senza che gli avversari sfiorino la palla e questo… Rivera… la butta dentro… portiere da una parte e palla dall’altra!” Il filmato su youtube termina mostrando la targa commemorativa dell’evento sportivo… lei è allegra… a me è passato davanti uno scorcio di vita in pochi secondi… tanto mi è bastato per destarmi dal torpore del dopopranzo.”

 

“…ha scovato il filmato della mitica semifinale della Coppa del Mondo tra Italia e Germania Ovest… la coppa Jules Rimet…   stadio Atzeca di Città del Messico… più di centomila spettatori… per i tifosi di tutto il mondo è la  partita…sicuramente uno dei più alti momenti di trance agonistica… anche se per i palati fini, sul piano tecnico tattico, resta una delle più grandi scelleratezze mai perpetrate sui campi di calcio a questi livelli… comunque è passata alla storia come la Partido del Siglo…”

 

“…non dubito che lo sia stata… ma le ho detto che la partita più importante della storia l’hanno vista in pochi e non ne avrebbe trovato resoconti su youtube… mi sono proposto di raccontargliela… lei era riluttante… io sono entrato a gamba tesa, non ho atteso il suo assenso e l’ho sparata… così, tutto di un fiato:

…la Partita della Storia nonha avuto un mastodontico stadio come cornice, non c‘erano bandiere di ogni dove ma vessilli di reggimento: è il 25 dicembre 1914, siamo nelle Fiandre, nei pressi della cittadina belga di Ypres. Il campo da gioco è la no man’s land… le sue linee laterali sono costituite dalle trincee germaniche a est e quelle anglo-francesi ad ovest… non più di sessanta metri l’una dall’altra… da questi fossati, profondi un paio di metri e rinforzati alla buona con tavole di legno, fin lì i soldati si erano lanciati quotidianamente all’assalto del nemico, guadagnando o cedendo ogni volta pochi metri di terreno e trascorrendo il resto della giornata tra fango, pioggia e cadaveri in decomposizione: impantanati dal punto di vista strategico e logorati da un’inutile battaglia per la conquista di una striscia di terra… La piccolina ha aggrottato le ciglia e si è fatta attenta…gli altri si sono raccolti intorno a noi e… il caffè si è freddato…”

 

“…stai per snocciolarmi la trama di Joyeux Noël di Christian Carion?”

 

“…diciamo che Carion è uno che ha provato a raccontare la stessa storia…”

 

“…mi incuriosisci… dicevi, quindi, il contesto è quello della Grande Guerra… del primo laboratorio di massa della spirale di violenza che abbagliò il Novecento, il conflitto che ha bollato la storia planetaria, non solo per l’enorme numero di vittime, ma soprattutto per l’intensità dell’odio che essa accumulò nelle contrapposte trincee.”

 

“…già…come le ho detto, la Partita della Storia fu l’epilogo di uno fra i più straordinari episodi di umanità dettato dalla spontaneità di un sentimento di fratellanza universale più forte persino del rombo dei cannoni.

E questa te la voglio raccontare come ho fatto con lei:

 

“…Tutto iniziò il giorno della vigilia di Natale. Era cessata quella pioggia che faceva male come gli obici d’artiglieria, una provvidenziale gelata aveva indurito il fango e finalmente nelle trincee ci si muoveva senza più sprofondare nella melma fino ai polpacci e, siccome era pur sempre Natale, i comandi dei due eserciti avevano fatto arrivare nelle prime linee piccoli pacchi dono: caffè, tè, cioccolata e marmellata, sigari e sigarette, brandy e whisky e persino alberelli natalizi… prima di sera si era fatta strada la sensazione che qualcosa di straordinario stesse per verificarsi …

Tom era in forze alla London Rifle Brigade  si era assopito aggrappato al suo fucile che era ritto tra le ginocchia udì il canto di un soldato tedesco, quello di un altro e poi quello di un altro ancora… solo quando Dougan lo strattonò capì che non stava sognando…”vieni a vedere cosa fanno i tedeschi!” gridò. Corsero a perdifiato ma prima che potessero mettere il naso oltre i sacchi di sabbia John gli si parò loro davanti e con gli occhi stravolti, come in trace, tuonò: “hanno disposto alberi di Natale innanzi alla loro trincea, illuminati con candele e lumini!

…e cantano!”.

Le note di Stille Nacht, Heilege Nacht si stavano diffondendo come un onda verso nord e verso sud della trincea tedesca… gli inglesi risposero con The First Nowell The Angel Did Say… poi, tutti insieme intonarono l’Adeste Fideles fino a quando qualcuno, agitando un fazzoletto bianco e lanciando sigarette verso la trincea nemica, gridò: “Inglesi, uscite fuori! Voi non spara, noi non spara!”… e ad un tratto… scoppiò… scoppiò la tregua di Natale.

 

A decine… poi a centinaia i soldati vennero su dalle trincee… i primi si abbracciarono con una certa esitazione… dopo qualche minuto vecchi amici si regalavano viveri e sigarette e persino accessori delle divise… e mentre gli ufficiali si scambiavano visite di cortesia con un certo impaccio (si rischiava pur sempre la corte marziale!)  fin da subito ci si accordò che nel caso fosse stato ordinato di riprendere le ostilità si sarebbe dovuto mirare in alto…

 

La mattina di Natale, alle prime luci dell’alba, la terra di nessuno fu sgombrata dal filo spinato, fu data sepoltura a quanti vi giacevano e i cappellani delle due parti officiarono messa … pochi minuti dopo la guerra era lontana… al centro della terra di nessuno rotolò una palla spintavi da uno spilungone dello Scottish Seaforth Highlanders… finì nel bel mezzo del gruppo di commilitoni del 133° Reggimento Reale Sassone… un attimo dopo la partita era iniziata… il tonfo del pallone sulle zolle fangose riecheggiò come un suono di pace e di concordia…”

 

“…la consacrazione di un miracolo laico, l’epifania dell’umanità… la natività di un sentimento presto abortito!”

 

“…già, abortito… la tregua di Natale finì nella stessa maniera in cui era iniziata… i soldati si salutarono e le fucilate al cielo diedero il segnale della ripresa delle ostilità… nei successivi anni di guerra i comandanti dei rispettivi eserciti ordinarono bombardamenti di artiglieria proprio ad ogni vigilia di Natale per assicurarsi che quanto accaduto in quel primo Natale di guerra non si ripetesse… Ypres fu poi teatro della sanguinosa battaglia con il gas mostarda ribattezzato Iprite dal nome, appunto, della località e, per questo, furono in pochi quelli che potettero raccontare la partita della storia il cui risultato finale fu tre a due per i tedeschi ma questi, più che festeggiare la vittoria, desideravano poter concedere al più presto una rivincita…”

 

“…papà… che razza di guerra era questa… canzoni invece di insulti, regali al posto di rappresaglie e auguri invece che ultimatum…”

 

“…Le avrai detto che le aberrazioni che l’umana intelligenza si impone per assecondare la perversione di alcune personalità  si infrangono sempre contro il muro di una solidarietà tanto più potente quanto inaspettata…Anzi, facciamo così: è piccolina ancora non conosce tutte le storture di noi adulti e allora dille che la Natività è magia di buoni sentimenti, dille che il gioco quando è serio vince anche sulla guerra.”

 

“…stasera lo farò!”

 

“alla prossima, stammi bene!”

italia_germania_4_3_1970